Camorra, bambini e «modelli sbagliati» Parla il parroco di frontiera don Patriciello «In chiesa insegno ad amare le divise»

di Giancarlo Maria Palombi

«Un video del genere mi sconvolge a metà. Sì, perché è normale per chi vive in contesti malavitosi vedere le divise come nemiche, così come è normale per chi vive la legalità essere amico delle forze dell’ordine». Con la sua proverbiale semplicità don Maurizio Patriciello commenta così il video del bimbo mascherato da carabiniere che sorridendo chiama «infami» le guardie. Da sempre impegnato in prima linea contro il fenomeno camorristico nel difficile contesto del parco Verde di Caivano, don Maurizio racconta l’iniziativa che ha tenuto domenica durante la messa. «Ho regalato a ogni bambino due cioccolatini. Uno, ho detto loro, potevano mangiarlo. L’altro, se volevano, potevano donarlo a un poliziotto e un carabiniere che avrebbero incontrato al ritorno a casa. Ecco il messaggio è questo: gli uomini e le donne delle forze dell’ordine sono nostri amici. Bisogna insegnare ai ragazzi – ha spiegato il parroco – che la legalità è bella». Approva le misure programmate per arginare il fenomeno della devianza minorile ma allo stesso tempo aggiunge «Bene i rinforzi per gli uomini della polizia, anche se ritengo siano pochi 100 agenti. Ma dobbiamo riflettere su altro. In questi anni si è fatto di tutto per distruggere la famiglia e ora ci accorgiamo che i più piccoli non hanno modelli da seguire. La chiesa – spiega don Maurizio – fa la sua parte, così come la società civile. Bisogna, però, che i politici tornino a vivere la strada, a calarsi in quelle realtà dove hanno saputo chiedere e ottenere voti e che poi troppo spesso hanno dimenticato». A chi gli chiede quale sia la sua impressione su Napoli, risponde: «La immagino come un’anziana donna. Bella, curata e fine dalla vita in su. Ma se abbassiamo lo sguardo troviamo vecchie scarpe e abiti sdruciti. Napoli dove tornare a essere una comunità, dobbiamo abbattere i muri sociali».

mercoledì, 7 febbraio 2018 - 07:30
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