Anche senza scudetto, è il Napoli
la più forte del campionato

Aurelio De Laurentiis presidente della società calcio Napoli Aurelio De Laurentiis (foto Kontrolab)
di Renato Cavallo

Che poi, diciamoci la verità: lo scudetto del Napoli, a Napoli, avrebbe avuto conseguenze fastidiose. Quell’umore che coglie un intero popolo dopo ogni vittoria. Quella felicità, o meglio quell’appagamento dell’animo che priva un’intera città della voglia di lavorare in tutte le categorie professionali. I soliti disagi del quotidiano verrebbero accentuati dalla distrazione calcistica di gran parte della cittadinanza. Un’epidemia di caos e disagi che non risparmierebbe nessuno. Non siete convinti? Andate a vedere i disagi riscontrati dagli utenti di aerei e treni che si sono incrociati con la partenza e l’arrivo degli azzurri nelle ultime due trasferte di campionato, poi fate una proporzione. Un fastidio continuo. Figuratevi in caso di scudetto. Una città invivibile. Meglio che sia andata così. Per quanto mi riguarda, parlo da tifoso, sono contento così. Mi è bastato vincere a Torino dove abbiamo dimostrato di essere la miglior squadra del campionato di serie A. Più forti di loro, sicuramente. Abbiamo vinto nel loro tempio, umiliandoli. Non vi basta aver visto la loro reazione scomposta? Hanno avversato il Var per tutto il torneo, salvo poi invocarlo per le partite europee e sfruttarlo in Italia per condizionare a loro favore l’andamento delle partite. Il loro alfiere Buffon che se la prende con l’arbitro insensibile e diventa lo zimbello d’Europa. Chiellini che mima il gesto dei soldi, un po’ come a voler sottolineare che si fa del proprio cuor l’altrui misura. Finalmente la loro maschera è caduta. Quel fastidioso aplomb che contraddistingue tutta la società bianconera, dall’ultimo giocatore al primo dirigente, quello che chiamano lo stile juve, non è altro che il volto di una società che ha fatto della frode sportiva la sua costante arma segreta. Passando dagli scaffali delle farmacie, sono finiti dritti alla sbarra in tribunale perche volevano frenare la Lazio di Zeman. Sono andati in serie B dopo che la giustizia gli aveva cancellato due scudetti dal palmares, vinti per arrestare il cammino dell’Inter e rompere l’egemonia del Milan berlusconiano. Il loro direttore era stato radiato dalla giustizia sportiva e prescritto per associazione a delinquere. All’epoca non c’erano i social, non esistevano ancora i giornalisti tifosi e ogni volta che un arbitro sbagliava gli ex calciatori della Juventus, disseminati ad arte in tutte le trasmissioni calcistiche, si affrettavano a derubricare il fenomeno nella categoria “sudditanza psicologica”. Oggi a quella sudditanza ci crede solo Vialli. E con lui Marocchi, Massimo Mauro, Marco Tardelli e Del Piero. Potrei citarne altri, ma il mio umore è peggiorato.

lunedì, 30 aprile 2018 - 21:23
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