Elezioni comunali, il de profundis del Pd Fuori dalla corsa in due comuni
A Castellammare si spaccano, 2 candidati


Altro che scatto di orgoglio per ricucire il rapporto con gli elettori fuggiti, perché delusi, verso gli impensabili lidi a cinque stelle e leghisti. Altro che desiderio di risalire, faticosamente, il precipizio dei consensi in cui il partito è sprofondato con le Politiche del 4 marzo. Nella provincia di Napoli la sfida delle amministrative che avrebbe dovuto rappresentare il tentativo di rinascita del Pd, si trasforma nel de profundis dei dem. A Torre del Greco, comune di 85mila persone, il Pd è fuori dalle elezioni del 10 giugno, fuori dalla corsa per Palazzo Baronale retto da poco meno di un anno da un commissario prefettizio dopo l’uscita di scena, tra i carabinieri, del sindaco di destra Ciro Borriello a causa di un’inchiesta su ‘mazzette e rifiuti’ della procura di Torre Annunziata. Il segretario cittadino del Pd Massimo Meo si è presentato alle 12,03 per depositare la lista del partito: la lista ovviamente non è stata accettata perché depositata oltre mezzogiorno. Il ritardo ha mandato su tutte le furie i vertici provinciali dei dem, rassicurati sino alla fine proprio da Meo sulla buona riuscita delle operazioni. Massimo Costa, segretario provinciale, si è detto “basito” e ha invocato le dimissioni di Meo. Dimissioni che sono arrivate a stretto giro di posta anche se accompagnate da una nota di Meo che racconta un’altra storia: “La lista era stata predisposta in ritardo, in modo a dir poco improvvisato, direi arraffazzonato, arruolando candidature poco convinte dell’ultimo minuto (ad un’ora dal termine ultime per la presentazione, vi erano appena tre o quattro adesioni)”.  Resta, tuttavia, il sospetto (tra i vertici provinciali e regionali) che il ritardo nella consegna delle liste possa essere stato il frutto di interferenze esterne al partito sulle quali adesso il Pd pretende di fare chiarezza.
Anche a Pollena Trocchia il Pd non sarà della partita. Nel comune governato dall’uscente Francesco Pinto (centrodestra) che non ha potuto ricandidarsi perché viene da due mandati di fila, i litigi interni al Pd hanno partorito la figuraccia dell’incapacità di esprimere un candidato, consegnando così di fatto la città al sindaco di centrodestra Carlo Esposito, che a questo punto se la dovrà giocare solo con l’astensionismo per riuscire a superare lo sbarramento del 51% previsto in caso di assenza di competitors.
A Castellammare di Stabia, invece, si è riusciti a salvare le apparenze (c’è il candidato sindaco e ci sono pure le liste) ma la faida (che da locale rischia di spostarsi su un piano più alto) è dietro l’angolo. Dopo settimane di fuoco e una notte insonne, tra liti (pesanti, giurano i più) e il tetris della compilazione delle liste per provare a bilanciare gli equilibri (fragilissimi) tra l’ex sindaco Antonio Pannullo (che ha rifiutato la candidatura a consigliere comunale e resta fuori) e il suo acerrimo rivale (interno) Nicola Corrado (il segretario cittadino che ha di fatto silurato Pannullo, mettendolo in un angolo), Massimo De Angelis ha ottenuto il via libera alla discesa in campo come primo cittadino, ma si troverà ad affrontare una corsa impossibile: la lista che lo sostiene è dimezzata, solo 19 nomi su 24; questo perché con un colpo di coda Nicola Corrado ha sfilato i suoi all’ultimo minuto dalla lista in aperto contrasto con la decisione dei vertici del partito di inserire nella lista uomini di Pannullo ai quali Corrado ha apertamente fatto la guerra. Roba difficile da credere, prova manifesta e tangibile di uno sbandamento senza precedenti all’interno dei dem. Sbandamento che nel caso della designazione di De Angelis assume le forme del disorientamento: De Angelis ha un trascorso, forte, sul versante di destra, il che fa storcere il naso a buona parte della base del partito (a livello provinciale e regionale sono numerosi i critici dell’operazione che viene accollata a Corrado) e dell’elettorato. Il che potrebbe rischiare di asciugare ulteriormente i già risicati consensi nelle urne per il Pd. De Angelis dovrà vedersela con altri quattro candidati a sindaco, tra i quali spicca il nome di Andrea Di Martino (tessera del Pd in tasca) che nella giunta di Pannullo è stato già vicesindaco e che è considerato il delfino del sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore: in pratica c’è un pezzo di Pd che se ne va e corre sotto l’insegna di nove liste civiche, con il rischio – che in casa ‘dem’ annusano già da adesso – che su Di Martino possano convergere anche i voti di quanti hanno da sempre strenuamente sostenuto Pannullo, bruciato proprio dal segretario cittadino (commissariato solo nelle scorse ore) Nicola Corrado, nonché i voti di quanti non hanno digerito la scelta di Massimo Di Angelis.

domenica, 13 maggio 2018 - 11:28
© RIPRODUZIONE RISERVATA