Quella verità attesa da quasi dieci anni: «Cucchi massacrato di botte, i carabinieri pensarono a scaricare sulla Penitenziaria»

Stefano Cucchi

Quella notte, la notte dell’arresto, Stefano Cucchi fu massacrato di botte dai militari dell’Arma. Fu ridotto così male che il figlio del maresciallo Mastronardi, anche lui carabiniere, nel raccontare l’accaduto al maresciallo Riccardo Casamassima si portò «le mani sulla fronte» aggiungendo di non aver «mai visto una persona combinata così». Quella notte, la notte in cui Stefano Cucchi venne pestato da uomini che hanno giurato di servire lo Stato, «successe un tale casino» che la prima preoccupazione di chi aveva alzato le mani fu quella di «scaricare le responsabilità dei carabinieri sulla polizia penitenziaria». Riccardo Casamassima, appuntato dei carabinieri, ricostruisce con dovizia di particolari la verità attesa da dieci anni. Una verità che si è cercato in tutti i modi di insabbiare con un depistaggio che ha prodotto un processo alle persone sbagliate (sotto accusa finirono prima agenti della Penitenziaria e poi medici, tutti assolti). Seduto sul banco dei testimoni, Casamassima consegna ai giudici della prima sezione della Corte d’Assise di Roma una storia di dolore (per la famiglia Cucchi) che ha custodito per ben sei anni. Era il 14 maggio 2015 quando l’appuntato, 38 anni di servizio alle spalle, decise di confessare l’inconfessabile, trascinando così a processo cinque carabinieri, di cui tre accusati di omicidio preterintenzionale (gli altri rispondono di falso e calunnia). «All’inizio la vicenda di Cucchi non mi aveva visto coinvolto in prima persona – ha spiegato il carabiniere, per chiarire le ragioni del suo lungo silenzio – Ma troppe cose fatte dai miei superiori non mi erano piaciute, come l’abitudine di falsificare i verbali, e, provando vergogna per ciò che sentivo e vedevo, ho deciso di rendere testimonianza, temendo ritorsioni che poi si sono verificate. Quando è uscito il mio nome sui giornali, i superiori hanno cominciato ad avviare contro di me procedimenti disciplinari, tutti pretestuosi». Parole pesanti quelle di Casamassima. Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano che non ha mai smesso di cercare la verità, cede alla commozione mista a rabbia. «Sono provata –  commenta durante una pausa del processo – ho la pelle d’oca, ma finalmente ho la speranza che emerga quella verità che noi sapevano anche se lui, il maresciallo Mandolini (oggi imputato, ndr) diceva che era stata una serata piacevole».

Laura Nazzari

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mercoledì, 16 maggio 2018 - 19:12
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