«L’odio razziale che monta negli stadi, sanzioni poco applicate e irrisorie
E’ un problema culturale da curare»

di Tullio Morello*

Troppe volte ci troviamo a commentare sempre gli stessi fenomeni. E così, domenica dopo domenica, in occasione di ogni trasferta assistiamo allo stesso spettacolo, sempre più squallido, degli insulti razzisti vomitati addosso alla squadra azzurra e a tutti i tifosi del Napoli.  Siamo arrivati  persino ad ascoltare delle volgari e gratuite bestemmie contro il nostro Santo Patrono urlate da chi pochi minuti prima piangeva la scomparsa del capitano della propria squadra omaggiato con dei fiori dai giocatori partenopei come accaduto a Firenze.
I più superficiali se la sbrigano sminuendo queso fenomeno classificandolo come sfottò. Un’analisi semplicistica fatta spesso a freddo su una tastiera da chi in quegli stadi non ci ha messo piede. Purtroppo io spesso invece ci vado, ascolto le voci dal vivo, vedo gli sguardi di quei volti, a volte sono costretto a scansare gli sputi o gli spintoni quando tutto va bene.
No signori miei, gli sfottò sono ben altra cosa. Quello è odio. Il razzismo fa parte della nostra società molto più di quanto si voglia far credere. Vi sono partiti politici, movimenti e associazioni, più o meno segrete, che dei principi della “razza”  fanno la propria bandiera e la chiave del loro più o meno rilevante successo. Gli stadi sono solo un luogo dove questi sentimenti di odio trovano uno sfogo più esplicito e amplificato. Purtroppo possiamo affermare che essere insultati per le nostre origini e il nostro essere napoletani quando si è in trasferta è la regola, e il rispetto verso di noi è un’eccezione che riguarda pochi stadi in Italia. Ci vuole una grande pazienza a sopportare in silenzio. Solo a fine stagione assistiamo a interventi di contrasto come quelli riscontrati a Genova dall’arbitro Gavillucci e dal Presidente Ferrero. Le sanzioni tuttavia restano poco applicate e irrisorie, e alla ripresa della stagione dopo pochi mesi tutto riprende come prima.
Spesso con il complice e imbarazzante silenzio dei media che dal circo del campionato hanno tutto da guadagnare controllandone gli orari di gioco e i commenti più o meno  fino a influenzarne il destino,  per non voler offuscare lo spettacolo dalle uova d’oro. Certamente è un problema culturale che riguarda l’intera nazione, che da tempo ha abdicato a migliorare la cultura dei propri cittadini. Che le soluzioni arrivino dallo Stato al momento non me lo aspetto e quindi non ne suggerisco. Il conforto è che fino a quando in panchina ci sarà una persona innamorata della sua Napoli, e del suo Napoli, come Maurizio Sarri egli punterà il suo dito indice (e scherzosamente anche qualche altro dito) contro questi idioti. Probabilmente però risultati sportivi troppo spesso falsati, e stadi sempre più pericolosi, allontaneranno ancora di più gli appassionati dal calcio italiano. È un fenomeno erosivo in corso da tempo, figlio di una crisi che viene da lontano e non a caso l’Italia non parteciperà ai prossimi mondiali. Non è bastato rimuovere tutti i vertici di Federazione e Lega attualmente commissariate. Tutti continuano a far finta di niente e a difendere il proprio orticello piccolo o grande che sia. Prima o poi resteranno da soli a giocarsela e a guardarsela, e quando i buoi saranno definitivamente scappati e i soldi saranno diminuiti sensibilmente forse se accorgeranno. Lo sport vince quando esprime dei valori, quando non lo fa non è più sport e riscuote meno interesse.

*giudice
del Tribunale di Napoli

giovedì, 17 maggio 2018 - 14:06
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