Migranti, si riapre la ‘pratica Libia’: Salvini a Tripoli per rinegoziare gli accordi del precedente Governo

Matteo Salvini (foto Kontrolab)

Adesso la priorità è rinegoziare gli accordi con la Libia. Il tempo scorre veloce e l’Italia ha fretta di disegnare il perimetro della sua politica in materia di immigrazione per arrivare preparata al Consiglio europeo del 27-28 giugno dedicato ai migranti.
La volontà del ministro dell’Interno Matteo Salvini è fermare il nuovo esodo dei clandestini che arriva dalla Libia, quella stessa Libia con la quale l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti e il Governo Gentiloni avevano stipulato precisi accordi di ‘aiuti in casa’ alla Libica d’intesa col premier Al Sarraj, questo al fine di consentire la partenza dei clandestini. E in risultato, benché tra le critiche dell’Onu, s’era ottenuto. Ora però gli sbarchi sono ripresi. Non una coincidenza secondo Maurizio Molinari, il direttore de ‘La Stampa’ di Torino: intervenuto ieri sera a porta a porta, Molinari ha spiegato come la Libia sia di fatto divisa per tribù e come nella logica delle tribù prevalga la linea della rinegoziazione degli accordi quando cambia l’interlocutore. Potrebbe, dunque, non essere peregrina la circostanza che la nuova ondata di clandestini partita dalla Libia sia figlia di un pressing nei confronti dell’Italia affinché vengano riviste alcune delle clausole del precedente ‘trattato di amicizia’.
Il tempo, ad ogni modo, stringe. Salvini ha già annunciato che entro fine mese si recherà a Tripoli per «una missione risolutiva» in merito al dossier immigrazione. Il premier del Governo di accordo nazionale libico (Gna) riconosciuto dalle Nazioni Unite, Fayez al Sarraj, si è detto disponibile a incontrare il ministro dell’Interno italiano. Ma l’Italia, nei prossimi giorni, lavorerà anche sul fronte Ue. Obiettivo del governo, è la conclusione a cui è pervenuto il vertice di Palazzo Chigi, è modificare radicalmente il regolamento di Dublino “alleggerendo” i Paesi di primo approdo come l’Italia dell’arrivo di migranti. E, nel corso del vertice, è stata anche ribadita la necessita’ che, nel breve periodo e finché il regolamento di Dublino non sarà cambiato, i Paesi membri Ue si facciano carico, come ha fatto la Spagna per la nave Aquarius, dell’emergenza.

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martedì, 12 giugno 2018 - 12:19
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