Camorra, blitz contro i mariglianesi e i pazzignani: indagati il killer dell’innocente Ciro Colonna e le donne di Napoli est

Michele Minichini, figlio del ras detenuto Ciro
di Manuela Galletta

Il piano era quello di uccidere Francesco Esposito e Alessandro Sposito. Il piano era quello di colpire il clan di Cristiano Piezzo che a Marigliano faceva da contraltare al gruppo di Luigi Eposito, i ‘mariglianesi’ per intenderci. Il piano era quello di giocare su un agguato a sorpresa, servendosi di personaggi che a Marigliano non erano conosciuti. E per questa ragione Luigi Esposito si sarebbe rivolto a gente di San Giovanni a Teduccio e di Ponticelli.
Ci sono anche i nomi dei cosiddetti ‘pazzignani’ nell’elenco delle 27 persone indagate nell’ambito del secondo filone d’inchiesta sugli affari illeciti dei ‘mariglianesi’ che stamattina è sfociata nell’esecuzione di un’altra ordinanza a carico di una ventina di persona. Le misure sono state eseguite dai carabinieri del nucleo investigativo della compagnia di Castello di Cisterna che ha gestito la regia dell’intera attività investigativa. Un’attività fatta da intercettazioni, di appostamenti, di ricostruzione di alleanze che hanno unito Marigliano e un gruppo di napoletani in un abbraccio mortale. L’indagine, che è la prosecuzione di quella che il 25 maggio scorso ha gettato un primo squarcio di luce sugli affari illeciti gestiti da Luigi Esposito (incluso il controllo dell’assegnazione delle palazzine popolari), vede infatti coinvolti Michele Minichini, figlio di quel Ciro che per decenni è stato il braccio destro di Antonio De Luca Bossa ‘o sicc: Minichini, che è attualmente detenuto per il duplice omicidio del boss della Sanità Raffaele Cepparulo e dell’innocente Ciro Colonna, è accusato di essere l’esecutore materiale dell’agguato – fallito – insieme a Daniele Napolitano, anche lui di Napoli. A partecipare all’ideazione dell’agguato anche una donna, Luisa De Stefano, detta ‘Luisa ‘a pazzignana’ e anche lei già coinvolta nell’inchiesta sul duplice omicidio Cepparulo e Colonna. Un ruolo di supporto al commando sarebbe stato ricoperto da Vincenza Maione, che avrebbe «trasportato e nascosto le pistole, poi consegnate ai killer, e per aver fatto da palo». Vincenza Maione, pure lei indagata nel duplice omicidio Cepparulo-Colonna, è sposata con Roberto Schisa, un secolo fa esponente di spicco dei Sarno, cosca dalla quale ha preso le distanze quando un paio di anni fa è tornato in libertà, dopo aver scansato i sospetti di aver contribuito all’uccisione del fratello Giuseppe che i Sarno ritenevano in odore di pentimento. Non è tutto: Vincenza Maione è anche la madre di Tommaso Schisa, condannato per il concorso nell’omicidio del 27enne Umberto Improta, un bravo ragazzo rimasto colpito a morte da una pallottola vagante mentre si trovava sull’uscio del ‘Caffè del Presidente’ a San Giorgio a Cremano. Schisa, che all’epoca era minorenne, faceva parte di uno dei due gruppi opposti gruppi di giovanissimi che regolarono i loro conti in strada: uno dei componenti della sua ‘cerchia’ aprì il fuoco, ammazzando per sbaglio Umberto. Il tentato omicidio non si realizzò solo perché i carabinieri – avendo intercettato grazie alle ‘cimici’ il piano omicidiario – intervennero per tempo sequestro le armi e l’auto che sarebbero state usate per l’agguato. Ma quella del tentato omicidio non è la sola accusa contestata ai ‘pazzignani’. Nelle oltre mille pagine di ordinanza di custodia cautelare, infatti, è possibile ravvisare anche accuse di rapina mosse a Michele Minichini, a Vincenza Maione e al marito Tommaso Schisa. Il 20 marzo 2016 si verificò una rapina in un bar, nel corso della quale il cassiere si ritrovò una pistola puntata in testa e fu costretto a consegnare gratta e vinci, denaro contato e sigarette. Con le stesse modalità il 22 marzo sempre del 2016 venne rapinata un’altra tabaccheria. Questi due colpi sono contestati a vario titolo a Minichini, Schisa, Maione e Mauro Marino.

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martedì, 10 luglio 2018 - 12:03
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