Sogna di fare l’attore ma è clandestino, chiederà asilo politico in dialetto napoletano: la storia di ‘Salvatore’

di Danio Gaeta

Kevin, braccio destro del boss della mafia africana Black Axe. Ecco chi dovrebbe interpretare nella serie Tv Gomorra Ikechukwu Nwogu, 24enne italiano nato da genitori nigeriani. Il provino fatto un mese fa superato benissimo e un sogno realizzato: recitare accanto agli attori che ama e che per anni ha seguito in tv.
Poi, però, è arrivata la burocrazia: un dedalo infinito di regolamenti, leggi e interpretazioni (a volte sbagliate), e tutto si è trasformato in un incubo. Sì, perché Ikechukwu Nwogu, che a Castel Volturno tutti chiamano semplicemente Salvatore, italiano – per la legge – non lo è ancora. La sua domanda di cittadinanza, infatti, non è stata accettata dal Comune di Castel Volturno. «Mancano i requisiti», si legge  nell’atto di diniego. In particolare manca l’iscrizione anagrafica. E non potrebbe esserci, dato che al momento della nascita, i genitori del ragazzo erano clandestini. Ma Salvatore non molla, e al suo sogno di recitare in Gomorra non vuole rinunciare. Così nei giorni scorsi si è recato in commissariato e ha presentato provocatoriamente domanda di protezione internazionale: quella che si dà a chi fugge da guerre o persecuzioni. Anche perché per legge Salvatore è  un clandestino, passibile in teoria di essere rimpatriato se soggetto ad un controllo delle forze dell’ordine. Ma c’è di più. Il ragazzo, per dimostrare di aver vissuto in Italia sin dalla nascita, ha scelto di voler fare l’audizione in dialetto napoletano. «Ci vuole buon senso – ha detto l’avvocato Hilary Sedu, che segue il giovane – la domanda di cittadinanza del ragazzo è stata rigettata per una cattiva interpretazione della legge. Secondo quanto previsto dal diritto in materia, le colpe dei genitori non possono ricadere sui figli». «La legge è chiara – ha aggiunto – e prevede che chi è nato in Italia e vi abbia vissuto ininterrottamente fino al compimento della maggiore età, possa chiedere il riconoscimento della cittadinanza al sindaco del Comune in cui risiede legalmente». L’avvocato Sedu segue le vicende anche di altre due donne che, al pari di Salvatore, hanno visto rigettata la domanda di cittadinanza. «Ho presentato richiesta al Comune di Castel Volturno un anno e mezzo fa, dimostrando con i certificati scolastici che i ragazzi hanno sempre risieduto a Castel Volturno, ma qualche mese fa ho ricevuto risposta negativa per due casi, facendo poi ricorso al giudice, mentre uno e’ ancora pendente. Anche per questo motivo – prosegue Sedu – abbiamo presentato richiesta di protezione internazionale. Quando verranno ascoltati dalla Commissione territoriale parleranno napoletano, speriamo basti a far capire alle istituzioni che sono italiani a tutti gli effetti». La vicenda di Salvatore ricorda molto quella del giovane Amin, anche lui seguito dall’avvocato Hilary Sedu, che ad aprile dopo una lunga querelle è riuscito ad ottenere la cittadinanza italiana.
Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Castel Volturno Dimitri Russo. «Il Comune di Castel Volturno riconosce la cittadinanza italiana a chi ne ha diritto, senza alcun problema. Ne firmo tantissimi di riconoscimenti di status. In questo caso il rigetto è dovuto al fatto che i richiedenti non possedevano i requisiti prescritti – ha detto Russo – il Comune è oberato dia migliaia di richieste di cittadinanza, ma tendiamo a riconoscerle senza problemi qualora sussistano i presupposti. Spesso ci sono anche ritardi nell’evasione delle pratiche, proprio perché ne arrivano tante». Il primo cittadino, poi, è stato molto vago sulla vicenda. «Ammetto comunque di non ricordare la storia tre ventenni di cui parla l’avvocato Sedu, ma la legge parla chiaro – ha detto – bisogna avere la residenza legale ininterrotta dalla nascita alla maggiore età. Evidentemente quella prova non è stata fornita nel caso in concreto», conclude il primo cittadino di Castel Volturno.
La questione tuttavia rischia di trascinarsi ancora per un bel po’ di tempo. «L’unico requisito per la cittadinanza – ha concluso Sedu – è dimostrare la permanenza sul territorio italiano di questi ragazzi. Noi abbiamo presentato certificati medici, iscrizioni scolastiche e tutto ciò che potesse dimostrare la permanenza continuativa sul territorio dei giovani. A quanto pare il Comune dà un’interpretazione diversa alla cosa». Intanto nei prossimi giorni Salvatore dovrà sostenere l’audizione per ottenere la protezione internazionale. Gli scherzi della burocrazia: un italiano clandestino a casa sua.

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venerdì, 3 agosto 2018 - 15:47
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