Carceri, Bonafede cambia marcia: «Reinserire i detenuti col lavoro»
E promuove il ‘modello Roma’

Il ministro della Giustizia Bonafede
di Serena Finozzi

Sulla riforma del sistema carcerario il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede smussa gli angoli. Se fino a pochi giorni fa il Governo gialloverde aveva sempre e solo posto l’accento del suo programma sulla certezza della pena e sull’inasprimento della condanna per alcuni tipi di reati, innalzando per converso un muro contro le misure alternative al carcere, adesso è lo stesso ministro a parlare di «rieducazione» e «reinserimento sociale attraverso il lavoro». Lo ha fatto a Roma martedì, intervenendo in Campidoglio alla presentazione del protocollo ‘Mi riscatto per Roma’ siglato dal Comune con Autostrade per l’Italia. Il progetto prevede che, a partire da settembre, 15 detenuti (con l’obiettivo finale di arrivare a 50) – selezionati tra quelli a bassa pericolosità e con pene ridotte – saranno coinvolti nel secondo step dei lavori per la manutenzione delle strade della Capitale. Verranno formati in carcere per circa due mesi e mezzo al termine dei quali riceveranno un attestato professionale e si dedicheranno alla sistemazione delle strade adiacenti al carcere di Rebibbia. Successivamente verranno impiegati anche nel resto della città nella pulizia delle caditoie, riparazione di buche e rifacimento delle strisce pedonali. Un progetto che il ministro ha portato ad esempio: «Chiederò agli altri sindaci – ha detto – di portare avanti queste iniziative volte a reinserire nella società i detenuti puntando sul lavoro. Ho intenzione di creare una task force per estendere queste pratiche», ha aggiunto, precisando però che il ‘modello Roma’ è «perfettamente compatibile  con la certezza della pena ed è l’ulteriore dimostrazione di come questo Governo sia concentrato sulla vita nelle carceri». E ancora: «Se un detenuto che esce dal carcere è stato riabilitato e smette di delinquere è un vantaggio anche per la società perché aumenta la sicurezza», ha aggiunto Bonafede rispondendo anche a Maria Antonia Vertaldi, presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma che ha sottolineato che «i dati statistici dicono che soltanto il 19% dei soggetti che hanno terminato la pena in regime alternativo è ricaduto in un reato, rispetto al tasso assai più alto tasso di recidiva di chi è stato sottoposto a regime ordinario». Vertaldi ha calcato la mano, parlando della necessità di «individualizzare il trattamento» per ogni detenuto così che la magistratura di sorveglianza possa apprezzarne la crescita e «modulare la pena in relazione ai progressi compiuti dal soggetto». Rivolgendosi al ministro, infine, il magistrato ha auspicato un cambiamento nel sistema dell’esecuzione penale sottolineando che, in particolare, bisogna agire contro «il fenomeno del sovraffollamento delle carceri, che, avendo carattere sistemico, non può essere superato con provvedimenti tampone, né con una legislazione emergenziale». Un punto rispetto al quale Bonafede ha chiarito la sua posizione dicendo no a quanto avvenuto durante la scorsa legislatura quando «lo sconto di pena è passato da 45 a 75 giorni ogni sei mesi. Sono queste cose – ha incalzato – che non devono più succedere. Noi siamo contro gli ‘Svuotacarcere’ illimitati». Il ministro ha anche riconosciuto, però, la necessità di intervenire sulla qualità della vita all’interno delle carceri, convinto che «quando una persona che è stata trattata come un animale rientra nella società, incattivita per quello che ha subito, la sicurezza dei cittadini è a rischio. Mentre stiamo parlando – ha osservato – ci sono persone in carcere che soffrono non perché stanno scontando la loro pena, ma perché vengono trattati sotto ogni livello di rispetto della dignità della persona umana. Penso a quelle persone abbandonate dallo Stato da anni, di cui nessuno si occupa, e agli agenti della polizia penitenziaria che devono affrontare tutti i giorni i problemi che lo Stato ha scaricato sulle loro spalle dopo la condanna». Puntando il dito contro i precedenti Governi, il Guardasigilli ha detto che fino ad ora ci si è occupati di detenuti e custodi «solo quando arrivavano le sanzioni dall’Europa ma mai per dire come facciamo a rendere dignitosa la vita dei detenuti. Questo concetto lo voglio ribaltare – ha concluso il ministro – Mi interessa concentrarmi su questa situazione di assoluto abbandono e avviare un percorso di riabilitazione per garantire un reinserimento nella società e la sicurezza dei cittadini».

giovedì, 9 agosto 2018 - 20:01
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