Genova, il video del crollo ripreso dalla Finanza e il caos delle notizie impazzite: conferenza dei pm per smentire le bufale


La girandola di notizie impazzite non investe più la politica, che da quasi una settimana sta offrendo uno spettacolo indecoroso. Adesso la girandola di notizie impazzite abbraccia pure l’inchiesta della procura di Genova, con il pericolosissimo risvolto della divulgazione di informazioni non solo inesatte ma che rischiano di creare inutili allarmi, come se la situazione non fosse già abbastanza drammatiche, ma soprattutto pericolosi solchi di calunnie e di confusione. E la conseguenza è stata che nella giornata di oggi il capo della procura della Repubblica di Genova ha dovuto indire una conferenza stampa per smentire le ricostruzioni infondate.
E’ di poche ore fa, infatti, la notizia secondo la quale ad aver contribuito al cedimento di parte del viadotto sarebbe stato il carroponte attaccato all’impalcata del ponte Morandi. Chi ha diramato l’informazione ha citato come fonti non meglio precisate ‘fonti di procura’. Ma il punto è che il carroponte non è stato mai installato. La ditta che si stava occupando della manutenzione si è subito affrettata a smentire la circostanza: «Il carroponte non può aver contribuito al cedimento del ponte Morandi, perché non era ancora stato installato», ha replicato Hubert Weissteiner, direttore della Weico di Velturno, la ditta che stava lavorando sul ponte crollato a Genova. «Stavamo lavorando all’installazione di binari sui quali avrebbe dovuto scorrere il carroponte che però non è mai entrato in funzione», sostiene Weissteiner.
L’altra notizia che, invece, nelle scorse ore è circolata ha riguardato la natura dei filmati in possesso della procura della Repubblica di Genova, che sta coordinando una delle più inchieste più importanti degli ultimi 20 anni per via dell’impatto mediatico. Qualcuno ha sostenuto che la procura si fosse accontentata di un unico filmato girato da Società Autostrade, dal quale, peraltro, non si vede il momento del crollo: nel video ufficiale, come specificato dal capo della procura, «c’è una visibilità pessima, a causa un po’ della lontananza e della pioggia. Si interrompe nel momento in cui il famoso camion della Basko entra nel campo dalla parte della galleria e si ferma al limite del crollo, ma non si vede da lì il crollo, non è particolarmente utile». La magistratura infatti sta raccogliendo tutti i video che circolano in rete sull’accaduto, da ultimo un filmato della Guardia di Finanza che da un livello sottostante ha immortalato la frana del ponte. Non solo: le forze dell’ordine hanno anche diramato un appello rivolto a tutti i cittadini che sono in possesso di filmati relativi al crollo affinché li consegnino alle autorità. Un’altra sciocchezza scritta nelle scorse ore riguarda la decisione della procura di procedere all’abbattimento di ciò che è rimasto in piedi del ponte: «Ho letto in un articolo, suggestivo che però non vuol dire assolutamente nulla, che i pm abbatteranno le parti del ponte non crollate: non ha nessun significato, la Procura ha semplicemente sequestrato le parti di ponte non crollato a fini di attività investigative e perchè non venga alterato lo stato dei luoghi in modo da impedire o precludere la possibilità di un accertamento obiettivo. E’ chiaro che poi queste parti di ponte eventualmente saranno rimosse, se lo riterranno necessario gli organi e gli enti competenti, quando saranno cessate queste esigenze di accertamento». «La Procura – ha spiegato Cozzi – ha autorizzato la rimozione delle macerie previa selezione di quelle che possano essere utili per la ricostruzione delle cause. Questo consentirà di salvaguardare le esigenze delle indagini e di mettere in sicurezza il sito del torrente, della ferrovia, la strada e la parte dove insistono gli stabilimenti operativi». «Bisogna evitare di dare informazioni suggestive o enfatiche, non siamo l’ufficio indicato per poter fornire informazioni di questo tipo».
Di vero c’è invece che al momento non ci sono indagati; che sono stati ipotizzati, a carico di ignoti, i reati di omicidio colposo plurimo; di lesioni colpose plurime; di disastro colposo e di attentato alla sicurezza dei trasporti; e che l’inchiesta non sarà veloce, come ha precisato ieri pomeriggio in una conferenza stampa il capo della procura di Genova. Le indagini sul crollo del ponte Morandi si svolgeranno «in tempi ragionevoli, ma non sono i tempi dall’oggi al domani: una giustizia che decidesse dall’oggi al domani sarebbe inquietante, non sarebbe rigorosa. Non è quello il nostro compito e non faremmo un buon servizio a nessuno», ha sottolineato il procuratore Francesco Cozzi. «Certamente i consulenti tecnici e i pubblici ministeri fanno in modo di cercare di conciliare il più possibile la completezza e la profondità degli accertamenti tecnici con la ragionevole durata del procedimento, quindi con tempi contingentati. Ma non soltanto – ha continuato – perché c’è un problema di liberare le aree o un problema di ricostruzione, ma perché c’è un problema di un’esigenza di dare risposta a una domanda di giustizia che viene da chi ha perso la vita, ha perso i suoi cari, ha avuto danni enormi. Noi a questo dobbiamo dare una risposta, non indicare al pubblico una qualsiasi persona, una qualsiasi vittima sacrificale, non ci interessa, non è il compito della giustizia italiana».

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lunedì, 20 agosto 2018 - 18:23
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