Morì schiacciata dal pino crollato al Vomero, i giudici: «Alongi uccisa dall’imperizia di chi doveva intervenire»

Il pino crollato che uccise Cristina Alongi il 10 giugno 2013 in via Aniello Falcone al Vomero

«Quella mattina tutte le squadre o mezzi disponibili della centrale dei vigili del fuoco di Napoli erano impegnate. Ma così come emerge dai tabulati telefonici, di sicuro sarebbe stato possibile allertare qualcuna di essa per portarsi in via Aniello Falcone a Napoli e verificare lo stato del pino marittimo, vista la non particolare rilevanza o urgenza di molti degli interventi che stavano effettuando: aperture porte, recupero beni, verifica scale, infiltrazioni in una cantina, rimozione di un nido di vespe e recupero masserizie». Il 10 giugno del 2013 quel pino crollò sull’auto che stava guidando Cristina Alongi, 43 anni, morta schiacciata «dopo sette minuti di agonia». Sono le motivazioni della sentenza  scritta dai giudici della prima sezione penale della Corte d’Appello di Napoli che il 5 luglio scorso hanno condannato per omicidio colposo Cinzia Piccioni, agronoma del Comune e responsabile delle alberature, e Tiziano Fucci, il vigile del fuoco che ricevette la telefonata dal titolare di un bar proprio di fronte ai giardinetti dove crollò l’albero. Fucci in primo grado era stato assolto mentre in Appello è stato condannato a un anno e quattro mesi. «La condotta è censurabile sotto più profili, perché l’intervento sul posto per valutare e fronteggiare la situazione di pericolo competeva in primo luogo ai vigili del fuoco e poi ai vigili urbani che avrebbero potuto transennare la zona», scrivono i giudici motivando così la conferma dell’assoluzione di Marino Reccia, assistente della polizia municipale del Comune. «Sulla Piccioni gravava certamente l’obbligo giuridico, una volta effettuata l’ispezione dell’albero e preso atto della situazione di instabilità della chioma e dei rischi connessi, di attivarsi per fronteggiare tale rischio con interventi finalizzati alla messa in sicurezza, soprattutto alla luce delle imponenti dimensioni della pianta e della sua ubicazione, in un giardino pubblico – si legge ancora nel provvedimento – il suo mancato attivarsi è dovuto ad imperizia e imprudenza, sia nella valutazione delle condizioni della pianta che alla circostanza del non dare il giusto peso agli allarmi e a una potatura che aveva reso l’albero squilibrato da un lato».

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mercoledì, 10 ottobre 2018 - 22:14
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