L’Italia e l’Ici non versata dalla Chiesa L’Anci preoccupata: «Ecco perché sarà impossibile recuperare il dovuto»


Dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che impone all’Italia di recuperare l’Ici non pagata dalla Chiesa (stiamo parlando di circa 4-5 miliardi secondo una stima dell’Anci), le perplessità maggiori sulla possibilità di andare all’incasso arrivano proprio dai sindaci. Parla per tutti Guido Castelli, il sindaco di Ascoli e delegato finanze Anci: «Questa sentenza ha detto che la regola che dal 2012 vige in materia di tassazione immobiliare delle Onlus funziona e che quando c’è un’attività no profit se tu la eserciti in forma commerciale paghi l’ici, se invece non la eserciti in forma commerciale hai delle esenzioni. La sentenza dice: guardate, dovete far in modo di recuperare questi aiuti di Stato. E qui casca l’asino. Oggi come oggi, per recuperare quelle somme dalla Chiesa o dalle onlus è difficile capire quali sono le attività, i luoghi, gli immobili da cui è possibile riottenere il mal tolto», spiega il primo cittadino nel corso di un’intervista a Radio Cusano Campus. «I sindaci non possono utilizzare gli avvisi di accertamento, che vengono meno dopo 5 anni dal ciclo finanziario di riferimento. I tempi sono prescritti. Ci vuole una legge che forfettizzi, semplifichi, renda possibile la valutazione quantitativa del dovuto e trovi una soluzione per riscuotere. E’ lo Stato che deve trovare una pacificazione fiscale per quanto riguarda il no profit e il terzo settore», suggerisce Castelli.

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giovedì, 8 novembre 2018 - 10:08
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