Huawei, arrestata la manager del colosso cinese: la guerra degli Usa e le ricadute sui mercati asiatici ed europei

Meng Wanzhou, direttrice finanziaria del gigante cinese Huawei nonché figlia del fondatore della società (nata nel 1987)

L’arresto è scattato in Canada, perché è lì che Meng Wanzhou, direttrice finanziaria del gigante cinese Huawei nonché figlia del fondatore della società (nata nel 1987), si trovava quando è arrivato l’ordine di cattura. L’hanno fermata a Vancouver, ma l’inchiesta che ha avuto immediate ripercussioni sui mercati e ha fatto infuriare la Cina, è tutta made in Usa. Che adesso attende l’estradizione della donna. A Meng Wanzhou sono contestate violazioni alle sanzioni americane contro l’Iran. Venerdì è prevista l’udienza in cui il giudice deciderà se rilasciarla su cauzione.In ogni caso è stata arrestata su richiesta degli Usa, che intendono chiedere l’estradizione. Di più non è dato sapere perché, come specificato dal ministero della Giustizia canadese, la manager ha fatto esplicita richiesta di divieto di pubblicazione delle informazioni. Ciò che si sa è che l’inchiesta è scattata ad aprile.

La notizia è stata resa nota questa mattina anche se l’arresto risale al primo dicembre. E le ricadute non si sono fatte attendere. A cominciare dai mercati , non solo asiatici: a Tokyo l’indice Nikkei ha chiuso con un calo dell’1,91 per cento. Hong Kong è crollata del 2,92% e Shanghai dell’1,91%; ma per via della chiusura a picco della borsa di Tokio, anche in Europa questa mattina i listini hanno accresciuto le loro perdite e sono in forte calo. Tra i titoli più penalizzati, in Europa, quelli tecnologici e delle auto: Londra ah perso il 2,2%, a Milano l’indice Ftse Mib ha segnato -2,39%, Francoforte è calata del 2,5% e Parigi del 2,4%.

Poi c’è l’aspetto dei rapporti tra Usa e Cina, che proprio di recente avevano raggiunto una complicata tregua sui dazi dopo le recenti tensioni nel campo tecnologico. La società, infatti, era già finita nel mirino delle autorità americane per timori legati alla sicurezza: l’acquisto e l’uso di telefonini Huawei è stato vietato nelle agenzie governative per il timore che essi si possano rivelare vie di spionaggio in favore di Pechino. Ora, quanto concordato nel fine settimana tra il presidente cinese XI e Donald Trump, potrebbe pericolosamente deragliare. Ma l’arresto di Meng Wanzhou potrebbe adesso creare dei problemi anche al Canada: i governi di Ottawa e Pechino stanno conducendo delle discussioni esplorative in vista di un trattato di libero scambio che farebbe del Canada il primo paese occidentale legato alla Cina da un simile accordo, e non si sa adesso come finirà. La Cina è infatti sul piede di guerra dopo l’arresto dopo l’arresto della manager di Huawei. La Cina ha infatti protestato formalmente contestando la ‘violazione dei diritti umani’ e la sua ambasciata ha chiesto ad Ottawa il rilascio della cittadina cinese «che non ha violato alcuna legge». I diplomatici di Pechino hanno chiesto al Canada di «correggere immediatamente questo comportamento illecito». «La parte cinese si oppone fermamente e protesta con forza contro questo tipo di azioni che hanno seriamente danneggiato i diritti umani della vittima», hanno aggiunto dall’ambasciata. Anche dalla società Huawei è arrivata la difesa a spada tratta della manager: «Non ci sono capi di accusa contro Meng Wanzhou», si legge in un comunicato.

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giovedì, 6 dicembre 2018 - 12:33
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