Napoli, lutto nel mondo della magistratura Morto Lucio Di Pietro, 48 anni di indagini e l’errore del caso di Enzo Tortora


Gli anni dell’impegno, come magistrato, contro il terrorismo ‘nero’ e ‘rosso’ e contro la camorra degli anni Ottanta di Raffaele Cutolo, dove la ‘mala’ si intrecciava con la politica e l’imprenditoria. Una carriera lunga 48 anni. Con una ‘macchia’, quel processo sbagliato al popolare presentatore della Tv Enzo Tortora divenuto l’emblema degli errori giudiziari italiani.

Lucio Di Pietro, 75 anni, è morto all’Ospedale del Mare a Napoli. Lascia la moglie e i figli Amedeo e Francesco, entrambi avvocati. Il magistrato era andato in pensione alla fine del 2015, chiudendo la carriera come procuratore generale di Salerno. Una carriera costellata da incarichi e da inchieste importanti, quasi tutte legate a Napoli. Qui, nel palazzo di Giustizia che era a Castelcapuano, Di Pietro arrivò nel 1973. Erano gli anni del terrorismo e in questo settore iniziò a lavorare. Poi arrivarono le indagini sulla camorra. La camorra di Cutolo e Alfieri. Quella del massacro nel carcere di Poggioreale il 23 novembre del 1980, il giorno del terremoto. Di Pietro lavorò pure sugli omicidi consumatisi nel penitenziario.

All’indagine sulla Nuova Camorra Organizzata Di Pietro lavorò con Felice Di Persia, lo stesso magistrato con il quale condivise l’inchiesta che portò all’arresto di Enzo Tortora. Un clamoroso caso di errore giudiziario. Sul quale Di Pietro rese un’intervista, a pochi giorni di distanza dalla pensione, al giornalista Gigi Di Fiore de ‘Il Mattino’. «Con gli elementi a nostra disposizione, non potevamo fare altrimenti. L’arresto era obbligatorio, non esistevano i domiciliari. Da pm ho fatto solo il mio lavoro in onestà e buona fede», disse.

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giovedì, 6 dicembre 2018 - 17:45
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