Lega, bufera su Polidori e Asquini: uno butta via le coperte del clochard, l’altro deride i migranti con una filastrocca


Due post odiosi, due bufere mediatiche. In entrambi i casi i protagonisti sono esponenti della Lega. Siamo a Trieste e a Monfalcone, che distano tra loro una trentina di chilometri. E’ qui che si consuma l’ennesima pagina di intolleranza, di insofferenza verso l’altro. E’ qui che si infiamma ancora una volta la contrapposizione politica tra la Lega e il Partito democratico, più viva che mai anche a causa della chiusura dei porti italiani a alla ‘Sea Watch’ che dal 22 dicembre è in mezzo al mare con 39 migranti a bordo costretti al freddo perché nessuno dei Paesi europei (non solo l’Italia) vuole farla attraccare.

Trieste, il caso dei vestiti di un senzatetto
buttati nella spazzatura dal vicesindaco leghista
Un gesto odioso, pubblicizzato con un post che si commenta da solo. Trieste e il suo vicesindaco sono da stamattina nell’occhio della bufera. E, a sollevarla, è stata proprio il politico che veste ‘Lega’. Cavalcando la politica della «tolleranza zero» e della volontà di pretendere «decoro per la propria città», Paolo Polidori ha raccontato su Facebook di aver gettato nella spazzatura «un ammasso di stracci buttati a terra, coperte, giacche, un piumino e altro». Ha raccontato, in maniera fiera, di aver buttato via il giaciglio di un uomo (o di una donna) al quale nella vita non è rimasta nient’altro che quei cenci sporchi e logori. Ha buttato via le poche cose di una persona che la società ha lasciato indietro, dimenticandosene. «Li ho raccolti e li ho buttati, devo dire con soddisfazione, nel cassonetto», ha scritto. Per poi chiudere il post con una postilla: «Ovviamente poi mi sono lavato le mani».
Lui, subissato dalle polemiche, ha poi provato a giustificarsi. Spiegando che quegli stracci appartengono a «un romeno con precedenti penali già raggiunto da un provvedimento di allontanamento» al quale sarebbe «è stata anche offerta una sistemazione in una struttura d’accoglienza, dove gli sono stati offerti un posto letto e assistenza sanitaria per alcuni problemi di salute. Ma lui rifiuta l’aiuto e ritorna lì in strada». Ma ormai la polemica è stata innescata. Duro il commento di don Alessandro Amodeo, direttore delle Caritas: ««l gesto di togliere le coperte ad un senzatetto si commenta da solo. La Caritas diocesana è indifferente a cosa fa e allo stile di Polidori, nel senso che noi continueremo ad operare con il nostro stile, indipendente dalle sue boutade». Non mancano le reazioni del Pd. «Il vicesindaco di Trieste si vanta sui social per aver buttato via la coperta a un senza tetto. Un gesto indegno del vicesindaco di una città ricca di valori e cultura quale Trieste: il gesto vigliacco di chi cerca visibilità e dimentica l’umanità. Una vergogna assoluta», ha commentato Matteo Renzi. Mentre per Maurizio Martina, candidato alla segreteria nazionale del partito, «Se ti vanti di aver buttato le coperte di un senzatetto, hai buttato anche la tua dignità».

Monfalcone, la filastrocca anti-migranti

condivisa dall’assessore alla Sicurezza
L’assessore comunale alla Sicurezza di Monfalcone, Massimo Asquini, se la prende invece con i migranti. Lo fa pubblicando sulla sua pagina Facebook una filastrocca: «Il migrante vien di notte con le scarpe tutte rotte; vien dall’Africa il barcone per rubarvi la pensione; nell’hotel la vita è bella nel frattempo ti accoltella; poi verra’ forse arrestato e l’indomani rilasciato». Parole che hanno provocato la reazione dell’opposizione, che chiede le dimissioni dell’esponente leghista e «la convocazione di un Consiglio comunale urgente, con la presenza del Questore e del Prefetto». Asquini, sovrintendente della Polizia in pensione, si difende pure: «Non c’è nulla di offensivo, è quello che tutti gli italiani pensano». La filastrocca, si è giustificato, «non e’ roba mia, l’ho copiata dal web». «In ogni caso non è un’offesa per nessuno. E’ uno scherzo in tema con la leggerezza del giorno della Befana». A prendere le sue difese, il sindaco leghista di Monfalcone, Anna Maria Cisint. «Asquini – dice – non voleva offendere nessuno e se l’ha fatto si scusa».

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sabato, 5 gennaio 2019 - 19:07
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