Lavoro, la beffa del decreto dignità: divorati i contratti a termine, licenziamenti a raffica e ressa ai centri per l’impiego

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio
di Daniele Di Martino

Di dignitoso probabilmente c’è ben poco. Si chiama “Decreto Dignità” ma si traduce in “licenziamento”. Nata con l’intento di abolire il precariato, si sta dimostrando un boomerang la misura voluta dal vicepremier Di Maio. La maggior parte dei contratti a termine non possono essere prorogati e i datori di lavoro preferiscono licenziare più che stabilizzare. Si stima una perdita di oltre 50mila posti di lavoro soltanto nel settore metalmeccanico. Poi non sono ancora calcolati i danni per la grande distribuzione e le tante aziende che in questi anni hanno puntato sui giovani laureati.

Centri per l’impiego
al collasso
Il risultato è che i centri per l’impiego sono in tilt, ancor prima di mettere mano al reddito di cittadinanza. I vecchi “collocamenti” sono praticamente presi d’assalto dai lavoratori che ora chiedono l’indennità di disoccupazione, dopo aver ricevuto il benservito del mancato rinnovo del contratto di lavoro per effetto del decreto dignità. C’è ad esempio un centro per l’impiego in provincia di Napoli, a Castellammare di Stabia, completamente al collasso. Nelle scorse settimane è dovuta intervenire anche la forza pubblica per sedare gli animi. Da allora soltanto in 40 hanno la possibilità di usufruire dei servizi del collocamento, chi arriva tardi dovrà attendere un altro giorno. Ma i lavoratori che chiedono l’indennità di disoccupazione sono sempre di più. Quello di Castellammare, in provincia di Napoli, è l’unico centro tra la penisola sorrentina e l’area dei Monti Lattari.

Il decreto
Secondo la legge voluta dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, i contratti a termine possono essere fatti soltanto per un massimo di 12 mesi, con la possibilità di prorogare per altri 12 mesi ma con una causale. In questa fase, però, i datori di lavoro hanno paura di utilizzare “causali” che possono essere impugnate davanti al giudice del Lavoro e quindi preferiscono non prorogare. Con le vecchie leggi, invece, fino a 36 mesi era possibile proseguire il rapporto di lavoro anche se con un massimo di 5 proroghe. Ora, con il Decreto Dignità, si scende a 4, ma quello che cambia è il lasso di tempo minimo per i contratti a tempo determinato per un massimo di 12 mesi. Dopo di che i datori di lavoro saranno costretti a firmare contratti a tempo indeterminato e soprattutto al Sud quasi nessuno è disposto a farlo.

Le reazioni
Chi ha votato Cinque Stelle resterà deluso. Al netto del reddito di cittadinanza, ancora tutto da scoprire, i precari ora stanno ancora peggio. «Non eravamo pronti a questa eventualità – dice una giovane ragazza nel centro dell’impiego di Castellammare – All’improvviso abbiamo scoperto che il nostro contratto non poteva essere prorogato. Ora non ci resta che la disoccupazione e poi dopo il reddito cittadinanza, forse». Anche i lavoratori dei supermercati e della grande distribuzione si sono trovati spiazzati: «Il nuovo anno è iniziato davvero male – racconta una lavoratrice 50enne di un supermarket – Così non si fa altro che incentivare il lavoro nero». Anche chi ha votato Cinque Stelle è deluso: «Di Maio non ha fatto i conti con le conseguenze – racconta un elettore pentastellato nella fila del centro per l’impiego – o forse servivano più incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato».

Il Governo
A questo punto, pare che il governo voglia correre ai ripari. Si ipotizza una correzione del testo che ha anticipato la manovra non appena i dati saranno più chiari. A gennaio si annunciano numeri impietosi e soltanto questo trend negativo rischia di mettere l’esecutivo gialloverde sulla strada di una modifica del testo. Anche perché si teme un aumento spropositato della platea dei disoccupati o inoccupati, facendo schizzare la spesa per le indennità di disoccupazione e del reddito di cittadinanza tanto sbandierato dai Cinque Stelle.

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lunedì, 7 gennaio 2019 - 16:13
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