Denunciò l’inferno nella ‘Cella 0’, ora interpreta un agente della Penitenziaria nel film prodotto da Garrone: il Sappe insorge

Pietro Ioia attore per il fim 'Nevia' prodotto da Matteo Garrone
di Marco Cesario

Matteo Garrone, Napoli e le polemiche. E sempre per via di un film. Ma stavolta Gomorra non c’entra. Stavolta c’entra il film «Nevia», un documentario, girato principalmente in Campania e realizzato con il contributo del Mibac, che affronta anche i tema della vita dietro le sbarre. La regia è di Nunzia De Stefano, Garrone con la sua società ‘Archimede’ ne è il produttore. Le polemiche, invece, ruotano attorno ad una scena girata nei giorni scorsi nel carcere di Poggioreale: per interpretare un agente di polizia penitenziaria, funzionale alla storia, è stato scelto Pietro Ioia. Non un attore, ma a Napoli un volto e un nome e assai noti. Ioia è un ex detenuto.

Pietro Ioia è un ex detenuto che ha pagato e imparato dai suoi errori e da anni si batte per cercare di aiutare chi esce di prigione affinché riesca a reinserirsi nella società. Ma è anche un ex detenuto che si batte affinché vengano migliorate le condizioni di vivibilità dei detenuti; è la persona che ha denunciato gli orrori della ‘cella 0’ di Poggioreale (sui quali è in corso un processo a Napoli che vede imputati agenti della Penitenziaria) e ne ha scritto anche un libro (poi diventato spunto per diversi adattamenti teatrali); è la persona che si batte affinché venga rispettato il diritto alla salute dei detenuti che si ammalano gravemente in cella. Un antagonista degli agenti della Polizia penitenziaria. E sono stati proprio alcuni agenti della Penitenziaria a ribellarsi dopo aver visto una foto di Pietro Ioia vestito da agente della penitenziaria.

A montare su tutte le furie è stata la sigla sindacale ‘Sappe’, che ha finanche sollecitato un intervento del ministro dell’Interno Matteo Salvini: «E’ inammissibile, inaccettabile, intollerabile ed insopportabile – sostiene il segretario del Sappe, Donato Capece – che un ex detenuto, condannato e quindi colpevole di vari reati, rivesta i panni del poliziotto penitenziario, magari per discutere del sistema penitenziario e dell’esecuzione penale: una decisione gravissima che non può rimanere senza conseguenze per chi ha consentito tutto ciò. E’ gravissimo e vorremmo che anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini si esprimesse nel merito». Per Capece, il governo «continua a calpestare il senso dello Stato e delle Istituzioni, e di quella penitenziaria in particolare. Lo trovo semplicemente sbagliato ed offensivo».

Benché Capace abbia invocato una presa di posizione di Salvini, a rispondere al Sappe è stato il ministero della Giustizia Alfonso Bonafede che con la sigla sindacale Sappe si è già scontrato duramente mesi fa a causa delle ripetute denunce di aggressioni subite in carcere dagli agenti (il ministero ha accusato il sindacato di strumentalizzare gli episodi, di gonfiarli per fini di ‘consenso’). «Il ministero si occupa dalle Giustizia italiana, non di casting per film o documentari – è la replica del ministero di via Arenula – Prima di rilasciare l’autorizzazione alle riprese cinematografiche – viene specificato – vengono da sempre richieste alla casa di produzione, e vagliate attentamente, copia della sinossi e della sceneggiatura del film, con particolare riguardo alle scene da ambientarsi all’interno dell’istituto penitenziario. Tuttavia, il ministero della Giustizia, in nessuna delle sue articolazioni, ha o può avere competenza nella scelta degli attori dei film che vengono girati in carcere, né ha mai chiesto documentazione sul casting degli interpreti perché si tratterebbe di un’indebita ingerenza. Sugli attori, così come nei confronti di ogni persona che entri in un istituto penitenziario, vengono soltanto effettuati gli ordinari controlli nel cosiddetto Sistema D’Indagine (Sdi). Dal nuovo insediamento, questo ministero non si è mai sottratto a eventuali critiche. Ma queste devono essere sensate e non fini a se stesse, giusto per nutrire la vis polemica di certuni», sottolinea il ministero. Se, dunque, via Arenula respinge implicitamente il ricorso alla ‘censura’, il Sappe invece vorrebbe negare la possibilità ad un ex detenuto che ha pagato per i suoi reati e riga dritto da decenni di poter recitare in un docufilm. (Leggi anche gli altri servizi sulla vicenda: il ‘Carcere Possibile onlus’ interviene in difesa di Pietro Ioia e attacca il Sappe; un’altra sigla sindacale, Spp, organizza un sit-in contro il ministro Bonafede perché non è intervenuto sul caso come loro auspicavano)

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martedì, 8 gennaio 2019 - 20:34
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