Crac Deiulemar, sconto di pena in Appello agli armatori
Rabbia dei risparmiatori derubati

di Manuela Galletta

C’è un velo di delusione negli occhi umidi degli investitori della Deiulemar che hanno perso i loro soldi, milioni di euro, con il crac da 800 milioni della società armatoriale di Torre del Greco avvenuto nel 2012.

La seconda sezione della Corte d’Appello di Roma, dopo tre ore di camera di consiglio, conferma sì la colpevolezza di sei imputati in relazione alla bancarotta (fraudolenta) della compagnia di navigazione e alla distrazione dei fondi dei risparmiatori, ma mitiga l’entità delle pene disposte in primo grado. Ed è lo «sconto» a lasciare l’amaro in bocca a quanti speravano nella conferma del pesante verdetto emesso nel 2014 dal Tribunale capitolino. I reati fiscali oggetto di contestazione sono stati fagocitati dalla prescrizione. Spazzati via con un tratto di penna. E il livellamento verso il basso delle precedenti condanne è stato un passaggio inevitabile. Tredici anni di reclusione, contro i vecchi 15 anni e 8 mesi, sono stati inflitti a Giuseppe Lembo, l’unico fondatore del gruppo ancora in vita. I fratelli Angelo e Pasquale Della Gatta, tra i titolari della compagnia, sono stati, invece, condannati a 11 anni e 8 mesi di reclusione, a fronte dei precedenti 17 anni e due mesi stabiliti per ciascuno. Micaela Della Gatta ha rimediato 5 anni e 4 mesi (primo grado: 9 anni e 10 mesi); 5 anni e quattro mesi per Giovanna Iuliano (primo grado: 10 anni e 2 mesi), figlia del defunto amministratore unico Michele Iuliano; 3 anni e 10 mesi (sintesi di un patteggiamento) per Maria Luigia Lembo (primo grado: 9 anni e 2 mesi), moglie di Michele Iuliano. Dichiarato, invece, il non luogo a procedere per Lucia Boccia, vedova di Giovanni Battista Della Gatta, dal momento che la donna è nel frattempo deceduta. Al netto dell’inevitabile riforma delle pene, la sentenza conferma tuttavia l’impostazione accusatoria. Conferma cioè che il crac della Deiulemar è stato indotto, a danno di 13mila risparmiatori, in gran parte abitanti di Torre del Greco, che per decenni hanno affidato i primi soldi alla compagnia tramite certificati obbligazionari per una somma pari a 720 milioni di euro. Gli ingenti capitali societari – ha accertato la magistratura – stati fatti sparire, a partire dal 2005, attraverso una girandola di società off-shore.

«Che dire… Forse è meglio guardare il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno: certamente fa rabbia la diminuzione delle pene, ma evidentemente il venir meno di qualche reato ha abbassato gli anni inflitti», commenta l’avvocato Giuseppe Colapietro, tra i legali che assistono gli oltre 80 obbligazionisti costituitisi parte civile. Di certo c’è che la storia non è finita. La questione risarcimenti resta ancora aperta.

 

giovedì, 9 novembre 2017 - 15:32
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