Caos Pd, la minaccia ai circoli golpisti: “Fate votare o sarete commissariati” Oddati furioso: Congresso farsa

Nicola Oddati
di Manuela Galletta

Consentire le operazioni di voto, pena il commissariamento. Sabato mattina, con un irrituale appuntamento in differita, si torna alle urne per eleggere il segretario provinciale del Pd. Ma la preferenza sarà indicata solo dai tesserati di quei 28 circoli che domenica scorsa, 12 novembre, sono rimasti chiusi, nonostante l’ordine dell’ultima ora di Andrea Rossi, responsabile organizzazione Pd, di dare vita al Congresso, contrariamente a quanto, poche ore prima, aveva deliberato con una circolare il vicesegretario nazionale Maurizio Martina. E’ accaduto, in alcuni casi, che i segretari dei circoli e gli organizzatori non avessero ritirato i kit necessari al voto, causa – hanno sostenuto alcuni – della disorganizzazione e soprattutto della confusione sulla validità delle elezioni provocata prima dal veto di Martina e poi dal contrordine di Rossi. In altri casi, invece, si è assistito ad un vero e proprio golpe, rivendicato anche palesemente: alcuni circoli, vicini al candidato Nicola Oddati (ormai in aperta polemica col Pd napoletano e pure con quello nazionale a causa di anomalie nei tesseramenti denunciate in ben due conferenze stampa), hanno deciso – motu proprio – di chiudere i battenti dei circoli, impedendo ai propri iscritti – quelli che ne avessero avuto voglia – di recarsi alle urne. Persino Massimo Costa, l’altro candidato alla competizione e dato favorito sin dalla presa di posizione ai blocchi di partenza, è rimasto beffato: domenica scorsa il cancello color blu puffo della sezione Vomero era bello che chiuso. In questo caso il segretario Francesco Tenuta ha spiegato su Facebook di aver agito in questi termini perché disconosceva l’ordine di Andrea Rossi di procedere alle votazioni e non quella di Martina che invece aveva imposto il rinvio di una settimana del Congresso. Così è accaduto all’Avvocata. Mentre a Castellammare il sindaco Antonio Pannullo, della corrente Casillo-Topo che sostiene il candidato Costa, ha puntato i piedi per nervosismo: il balletto di ordini e contrordini sul voto avvenuto nel giro di una notte è stato ritenuto poco serio. “Ho una mia dignità”, ha detto successivamente a mezzo stampa. Ecco, allora, la minaccia rivolta ai ‘golpisti’ da parte della Commissione di garanzia, che solo martedì sera ha deliberato la riapertura delle urne per i 28 circoli tagliati fuori dalle votazioni. Votazioni che domenica 12 novembre hanno visto la partecipazione di appena 6500 persone su una platea di 98 circoli. Comunque sia un flop.  Il ritiro del kit per il voto viene definito dalla Commissione «obbligo dei segretari di circolo o dei reggenti in carica, anche a mezzo di persona delegata il 17 novembre dalle 10 alle 20, qualora ciò non avvenisse il materiale sarà affidato ai garanti individuati da questa commissione”. Il messaggio è chiaro. Resta da capire cosa faranno Nicola Oddati e gli ex Ds che lo appoggiano. Domenica scorsa i tesserati che sostengono Oddati hanno infatti disertato le urne su indicazione del loro candidato, che aveva fatto capire – in conferenza stampa – di essere intenzionato a ritirarsi se si fosse andato alle urne senza sanare le anomalie dei tesseramenti. Anomalie, ricordiamo, che non sono state superate. Tuttavia alla notizia della riapertura delle urne, Oddati ha lamentato di essere stato penalizzato, spiegando che così lui partirebbe da zero voti mentre per gli altri concorrenti (Massimo Costa e Tommaso Ederoclite) hanno già votato in 6mila. Affermazione che lascia intendere come Oddati non abbia intenzione di mollare la sfida. Certo è che Oddati non smetterà di contestare la modalità di voto e il Congresso a rate, roba di sicuro che non s’era mai vista prima. Dalla sua pagina Facebook, che da settimane è inondata da post di fuoco contro il partito e i suoi dirigenti napoletani, Oddati continua a parlare di Congresso “farsa”, e continua a chiedere “un congresso aperto e partecipato” che non mortifichi “l’impegno, la militanza e la passione dei nostri iscritti”, perché, conclude i “capricci correntizi nulla hanno a che vedere con il bene del Pd e del territorio”. La storia, dunque, continua. Ancora.

mercoledì, 15 novembre 2017 - 20:04
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