Ucciso il fratello del boss, in una lettera in carcere fu siglata la tregua tra i Marino e gli Abete-Abbinante

Carcere

«Solo io ti posso capire, so il dolore che stai provando». Poche parole contenute in una lettera che Gennaro Marino, il famigerato ‘McKay’, inviò ad Arcangelo Abete quando quest’ultimo era detenuto presso il carcere di Secondigliano. Era il settembre del 2012. L’occasione fu ‘offerta’ dall’omicidio di Raffaele Abete, fratello di ‘Angioletto’ all’esterno della caffetteria Zeus a Scampia. Un omicidio indicato dagli inquirenti come una vendetta (forse) degli stessi Marino intenzionati a colpire al cuore la famiglia Abete appena due settimane dopo un altro delitto eccellente, quello di Gaetano Marino (fratello di Gennaro) a Terracina. Con quella missiva Marino, secondo gli inquirenti, cercava di siglare con Abete una tregua dopo che entrambi erano stati colpiti dal medesimo lutto («Solo io posso comprendere il tuo dolore»): un linguaggio criptico attraverso cui il capoclan delle Case celesti invitava il suo parigrado a sotterrare l’ascia di guerra nonostante gli uomini di ‘Angioletto’ gli avessero ucciso il fratello. Quel delitto infatti fu opera del gruppo di fuoco del rione Monterosa (capeggiato da Arcangelo Abbinante e Giuseppe Montanera, due ‘colonnelli’ di Abete) che volevano ‘punire’ i Marino per l’alleanza che quest’ultimi aveva siglato con la Vanella Grassi durante la ‘terza faida di Scampia’. E’ questo un passaggio significativo contenuto in un’informativa della squadra mobile presente nell’ultima ordinanza di custodia cautelare contro i membri del clan Abete-Abbinante. Con quella lettera il Mc Kay sperava di non innalzare ulteriormente i toni dello scontro facendo intendere a quelli di Scampia che, in terra di Gomorra, la vendetta è sempre in agguato.

sabato, 18 novembre 2017 - 16:04
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