Napoli, detenuti picchiati nelle carceri: il capo della procura mette un freno «Un pool contro gli abusi di potere»

di Manuela Galletta

Una maggiore attenzione da parte della procura ai reati commessi in carcere ai danni dei detenuti. Perché è necessario «porre una grande attenzione alle persone la cui indennità e dignità è affidata allo Stato». Giovanni Melillo, alla guida della procura della Repubblica di Napoli dagli inizi di agosto, traccia la nuova rotta dell’azione investigativa dei suoi pm nel corso del dibattito svoltosi in Tribunale lo scorso 28 novembre in occasione della presentazione del libro ‘Tra gogna e impunità, l’Italia della giustizia sommaria’ della giornalista Annalisa Chirico.

Tono compassato, quasi dimesso, Giovanni Melillo tocca con poche ma chirurgiche parole uno dei temi d’attualità che maggiore indignazione hanno sollevato nell’opinione pubblica ma di cui difficilmente si tende a parlare: il maltrattamento dei detenuti ad opera degli esponenti delle forze dell’ordine che li hanno in custodia. Lo scandalo per la morte di Stefano Cucchi è un fermo immagine crudo, rabbioso ben scolpito nella memoria. Al pari della vergogna della ‘cella zero’ del penitenziario di Poggioreale, teatro di percosse e abusi di potere raccontata dalla viva voce di chi ha subito l’angheria. Il processo sulle ‘violenze’ avvenute nel chiuso di una stanzetta senza numero al piano terra del carcere partenopeo prenderà il via a febbraio: sul banco degli imputati ci sono 12 agenti della Penitenziaria all’epoca dei fatti in servizio a Poggioreale ma trasferiti dopo lo scandalo. Sulla vicenda è stato di recente pubblicato anche un libro dal titolo ‘Cella zero’. A scriverlo è stato Pietro Ioia, un ex detenuto che quegli ‘abusi’ li ha provati sulla propria pelle.

martedì, 5 dicembre 2017 - 18:17
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