Le nuove frontiere del ‘pizzo’: l’estorsore chiede i soldi col cellulare Due arresti nel clan D’Alessandro

di Dario Striano

Nell’epoca degli smartphone anche le estorsioni ai commercianti sono al passo coi tempi. La camorra è sempre all’avanguardia e ha evoluto anche i metodi per estorcere denaro agli esercenti. Troppo arcaica e pericolosa per un fenomeno silente e subdolo, come quello del racket, la vecchia richiesta a voce di pagare il pizzo. Rischia di essere ascoltata da orecchie indiscrete, ripresa da telecamere oppure registrata da microspie. Oggi le estorsioni in provincia di Napoli si fanno col cellulare. Agli emissari dei clan basta mostrare lo schermo del loro dispositivo portatile e il testo di un sms irrintracciabile. Impossibile da intercettare perché neppure inviato.

E’ quanto accaduto, il 19 dicembre, al titolare di un bar di piazza Giovanni XXIII, nel salotto buono di Castellammare di Stabia. Due giovani si sono avvicinati al bancone e, dopo aver aperto l’applicazione di messaggistica istantanea, hanno esibito una bozza: “Vengo a nome di Scanzano, dammi 1500 euro per i carcerati”. Bozza che chiunque a Castellammare è in grado di interpretare come richiesta estorsiva. Scanzano è, infatti, il rione roccaforte dei D’Alessandro. Fare quel nome equivale a dire o, meglio, a scrivere che si sta agendo per conto del clan egemone sul territorio.

La tecnologia e la prudenza degli estorsori niente hanno potuto, però, contro le resistenze del titolare dell’attività e il pronto intervento delle forze dell’ordine. All’ennesimo rifiuto da parte del barista, Vincenzo Spagnuolo, un libero vigilato 33enne del luogo, imparentato con personaggi legati al clan D’Alessandro, e già noto alle forze dell’ordine, si è appropriato dei soldi contenuti nella cassa, circa 200 euro, annunciando che sarebbe tornato il giorno dopo per prendere il resto. Un cellulare rischiava di sottrarre al commerciante gli incassi del duro lavoro. Un altro cellulare ha impedito che i parassiti li portassero via.

Avvisati da una telefonata, i carabinieri della locale caserma sono intervenuti sul posto, bloccato e, dunque, sottoposto a controllo tutte le persone nel bar. Spagnuolo è stato trovato in possesso dei soldi appena presi con forza dalla cassa. Il suo complice, Emanuele Cioffi, un 18enne incensurato, è stato, invece, trovato con un revolver a salve, uguale a quelli veri, nella cintola dei pantaloni. I due sono stati arrestati per estorsione aggravata dal metodo mafioso e condotti nel carcere di Secondigliano.

mercoledì, 20 dicembre 2017 - 19:10
© RIPRODUZIONE RISERVATA