Pompei, processo “Parking Plinio”
L’ex sindaco al pm: «Mai fatto pressioni per rovinare o aiutare quell’imprenditore»

L'ex sindaco di Pompei Claudio D'Alessio
di Dario Striano

Voce ferma e alta. Propria di chi è abituato alle aule di tribunale. L’ex sindaco di Pompei Claudio D’Alessio, politico per passione e avvocato di professione, si è difeso dalle accuse per concussione e abuso d’ufficio che lo vedono imputato. Dinanzi ai giudici della prima sezione penale del tribunale oplontino (presidente Maria Laura Ciollara), l’ex primo cittadino ha ricostruito i suoi rapporti con l’imprenditore Natale Russo, titolare della società “Parking Plinio” che si occupava dei servizi di rimozione e custodia dei veicoli per il Comune di Pompei, le cui denunce hanno fatto scattare le indagini dirette dai pm Rosa Annunziata e Maria Rosaria Magariello.
D’Alessio, recita il capo di imputazione, avrebbe preteso da Russo una percentuale del 20% su un appalto assegnato all’imprenditore allo scopo di finanziare il suo partito dell’epoca, l’Udc: in particolare avrebbe suggerito a Russo di depositare 18 fatture, che sarebbero state liquidate settimanalmente attraverso rate settimanali da 8mila euro ciascuna. «Non è vero, non ho mai parlato con Natale Russo di alcun appalto», si è difeso l’ex primo cittadino rispondendo alle domande del pm Annunziata. Gli unici rapporti tra lui e Russo – ha chiarito l’imputato – risalgono ad anni prima, quando D’Alessio ha rappresentato Russo come legale in una causa civile: «Dalla conclusione di quella causa, era prima del 2011, non l’ho più ricevuto allo studio, vista anche la delicata situazione che lo vedeva coinvolto in un appalto comunale. Quando lo vedevo, anzi, scappavo». La ‘delicata situazione’ cui D’Alessio si riferisce è un braccio di ferro tra l’imprenditore e la pubblica amministrazione sulla liquidazione di un appalto che Russo si era aggiudicato, liquidazione che ammontava a 174mila euro. «Russo vantava crediti dal Comune e le sue pretese potevano avere anche fondatezza – ha spiegato in aula D’Alessio -. Era una questione di cui, in un certo qual modo, tutti si volevano liberare. Io, però, non ho mai fatto pressioni sulla vicenda. Dicevo solo ai miei dirigenti: se c’è qualcosa da pagare, paghiamola, cercando di tutelare quanto più possibile gli interessi economici del Comune. D’altronde c’era la disponibilità economica per poter coprire la spesa». Non solo. «Era stata convocata una riunione di giunta apposita per risolvere la vicenda con una transazione – ha aggiunto D’Alessio -. Gli assessori erano però preoccupati. La proposta di transazione era manchevole della sottoscrizione del Russo. Ecco perché la riunione si concluse senza la delibera di alcun atto». Questioni burocratiche, a sentire l’ex primo cittadino. Che ha ribadito: «Non c’era alcuna volontà di ostacolare la pratica».
Claudio D’Alessio, infine, si è soffermato sui suoi rapporti con il comandante della polizia municipale Gaetano Petrocelli, imputato nello stesso processo per abuso di ufficio e convocato in tribunale a fine febbraio per rendere la sua testimonianza: «Il comandante, da poco subentrato, mi raccontava che aveva ereditato questa patata bollente. Tanti autoveicoli erano custoditi nel parcheggio. Tra questi, molti erano difficili da individuare perché senza targa. Del resto, molti dirigenti mi trasferivano le loro preoccupazioni sulla vicenda. Anche perché Natale Russo era ogni giorno fuori gli uffici del Comune per chiedere di essere pagato».

mercoledì, 17 gennaio 2018 - 18:57
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