Crollo della palazzina di Torre Annunziata, la prima misura cautelare dopo la tragedia: divieto di dimora per l’architetto Bonzani

di Dario Striano

Otto morti. Una ferita ancora aperta per Torre Annunziata e per i suoi cittadini a distanza di circa sei mesi dal tragico crollo del palazzo alla rampa Nunziante. Dai soccorsi e dalle operazione di scavo nel tentativo disperato di tirare fuori qualche superstite dalle macerie. La procura della Repubblica di Torre Annunziata ha emesso il primo provvedimento cautelare a seguito della tragedia che, a luglio 2017, ha scosso la cittadina in provincia di Napoli. Un divieto di dimora nel territorio della Regione Campania eseguito, stamane, dagli uomini del Commissariato della polizia di Torre Annunziata, nei confronti di Massimo Bolzani, iscritto poche settimane dopo il crollo nel registro degli indagati.

L’architetto avrebbe commesso falsità in atto pubblico e nelle istanze urbanistiche volte, in particolar modo, a fornire agli enti pubblici una «rappresentazione dei luoghi non corrispondente allo stato reale» e a nascondere gli abusi edilizi, effettuati e in atto, sull’immobile crollato. «Nella condotta – sostiene la procura della Repubblica di Torre Annunziata – si è ravvisata una sistematica illegalità» da parte dell’indagato che non avrebbe esitato, attraverso una serie di atti, indirizzati al Comune di Torre Annunziata e all’Agenzia delle Entrate, a riportare false attestazioni relative «alla legittimità urbanistica del prefabbricato» e «alla rappresentazione della situazione di fatto dello stabile». Una condotta che avrebbe consentito, così, ai proprietari della palazzina la realizzazione di diversi interventi edilizi «del tutto abusivi» e l’ottenimento di un aggiornamento catastale «non corrispondente alla reale situazione dell’edificio». Sulla base degli atti presentati agli uffici pubblici dall’architetto, «in cui veniva attestata la legittimità urbanistica dell’immobile», i titolari avrebbero avuto, dunque, la possibilità di «acquistare appartamenti realizzati abusivamente».

Indagini approfondite sulle cause e sulle responsabilità del tragico crollo dello scorso 7 luglio sono ancora oggi in corso. Sono circa una decina le persone iscritte nel registro degli indagati dalla procura di Torre Annunziata. Responsabili, a vario titolo, per crollo colposo e omicidio plurimo colposo. A essere raggiunti dall’avviso di garanzia sono stati, in particolare, tutti i proprietari degli immobili non crollati. Poche settimane dopo la tragedia, Torre Annunziata era scesa in piazza con una fiaccolata per onorare il ricordo delle vittime. Associazioni, familiari e cittadini avevano manifestato per chiedere giustizia. Giustizia per i corpi esanimi dei due bambini tragicamente estratti dalle macerie. Giustizia per le due famiglie travolte dalla rovine del palazzo di quattro piani, sito a due passi dalla rete ferroviaria. Al termine della manifestazione il parroco della Santissima Trinità, don Ciro Cozzolino, aveva anche recitato una preghiera per tutti i defunti.

lunedì, 22 gennaio 2018 - 17:03
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