False assicurazioni in provincia di Napoli «tramite associazioni no-profit fittizie» Una sede in una vecchia cabina telefonica

false assicurazioni
di Dario Striano

I faldoni ricoprono l’intero banco dei testimoni rendendo quasi impossibile ogni movimento per il maresciallo Damiani. Contengono i documenti di oltre trecento pratiche assicurative che sarebbero state truccate, sino al 2013, dall’agenzia Multiservice di Boscoreale. Un lavoro certosino di indagine portato avanti dagli uomini della locale caserma dei carabinieri che ha portato al rinvio a giudizio di 16 persone coinvolte, a vario titolo, in un’associazione a delinquere finalizzata – recita l’accusa – alla truffa assicurativa, falso in scrittura privata e concorso in esercizio abusivo dell’attività di intermediazione assicurativa. Il maresciallo, dinanzi al collegio dei giudici del tribunale di Torre Annunziata (presidente Fernanda Iannone), chiamato a testimoniare dal pubblico ministero Mariangela Magariello, ricostruisce il lavoro d’inchiesta dei carabinieri, risalente all’anno 2013. Un lavoro di inchiesta, frutto di tanti controlli incrociati, condotti anche attraverso l’aiuto di diverse caserme dei carabinieri di Italia, nato dopo la denuncia di un privato cittadino, al tempo, rinviato a giudizio per aver stipulato, «a sua insaputa», una polizza assicurativa falsa.

Polizza assicurativa contratta presso la “Multiservice” di Boscoreale, considerata uno dei più attivi centri delle false assicurazioni in provincia di Napoli. Da Striano a San Giorgio a Cremano, passando per Poggiomarino, Pompei, Torre Annunziata,  Boscoreale, Torre del Greco ed Ercolano. La titolare dell’agenzia, Keilla Molica, e i suoi dipendenti, padre e figlio, Ambrosio Vincenzo e Ambrosio Umberto, non sarebbero neppuri stati iscritti – secondo quanto scoperto dai carabinieri – al RUI. Il “Registro Unico degli Intermediari” la cui iscrizione è necessaria per poter svolgere l’attività di intermediazione assicurativa. I tre gestori della società avrebbero realizzato il loro disegno criminoso attraverso un escamotage ben consolidato. Con un doppio passaggio di proprietà le automobili e i ciclomotori «venivano intestati prima ad associazioni no profit fittizie», con sedi legali ed operative «fasulle». Per lo più ruderi, abitazioni di ignari cittadini, e addirittura una cabina telefonica. Le sedi, poi, erano sparse in luoghi strategici di Italia: le provincie «con un tasso basso di sinistrosità, i cui premi assicurativi sono molto meno cari rispetto alla provincia di Napoli». Tutte le associazioni sarebbero state riconducibili ai capi dell’organizzazione e per evitare che i contratti fantasma tornassero alle compagnie mittenti, si sarebbero avvalse del servizio di Poste Italiane “Seguimi”. Le carte di circolazione rilasciate, infine, sarebbero state «manomesse, in alcuni casi anche con l’utilizzo del bianchetto», per cambiare la residenza del contraente.

Per attuare il presunto piano di truffa, gestori e titolari della “Multiservice” si sarebbero avvalsi della collaborazione di alcuni broker sul territorio, titolari di altre agenzie assicurative nel Napoletano con cui avrebbero diviso i guadagni, come l’imputato Serafino Luca. Il tutto all’oscuro delle grandi compagnie di assicurazione, come la “Sara Assicurazioni” e la “Generali”, costituitisi parte civile nel processo, a cui sarebbero stati inviati passaggi di proprietà fasulli. L’attività criminosa avrebbe causato una perdita sostanziosa per le compagnie, arrivando «sino al 158% su ogni pratica». Un calcolo «ottenuto dalla differenza tra il premio di polizza registrato col contraente e quello che doveva essere stipulato con il reale utilizzatore del veicolo».

martedì, 23 gennaio 2018 - 20:20
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