Accusato di aver accoltellato il figlio, assolto un 50enne di Castellammare
Il ragazzo in aula: mi sono ferito da solo

Tribunale di Torre Annunziata
di Dario Striano

Una furiosa lite pochi minuti prima della notte di Capodanno del 2015, il rinvenimento di un coltello sporco di sangue e l’accusa di aver accoltellato al volto e al collo il figlio affetto da schizofrenia.
A distanza di due anni dai fatti un 50enne di Castellammare di Stabia è stato assolto con formula piena dal giudice monocratico del tribunale di Torre Annunziata, Francesco Todisco. «Per non aver commesso il fatto», recita la formula della sentenza. Assolto nonostante il pubblico ministero che sosteneva l’accusa in giudizio avesse richiesto la condanna dell’imputato a tre mesi con la sospensione della pena. Utile a dimostrare l’innocenza dell’imputato è stata la testimonianza in aula del figlio 35enne che ha confessato di essersi ferito da solo. «Ho aggredito mio padre con uno schiaffo. I tagli al collo me li sono procurati da solo con la mazza spezzata di una scopa. Non c’è stata alcuna coltellata. Solo un tentativo di difesa», ha spiegato il 35enne nell’udienza tenutasi stamattina. Il coltello rinvenuto all’interno dell’abitazione del padre, pochi minuti dopo la lite, dalle forze dell’ordine, allertate da un conoscente del ragazzo, sarebbe stato, infatti, ricoperto da macchie di sangue di pollo. La cena che doveva essere servita a tavola durante i festeggiamenti per la notte di San Silvestro. «Mentre cucinavo – ha raccontato l’imputato – sono stato aggredito da mio figlio, in preda ad un violento attacco di schizofrenia, prima verbalmente, poi con mani al volto. Mio figlio si trovava all’esterno della mia abitazione. A dividerci c’era una graticola che ho fatto costruire all’esterno del portone di casa mia proprio per difendermi dai suoi continui raptus». Non era la prima volta, infatti, che l’imputato veniva minacciato e aggredito dal figlio schizofrenico. «Mai raptus è stato più violento. Mi stringeva il collo e mi diceva “ti devo ammazzare”. Quando mi sono liberato dalla sua morsa, è scappato al bar vicino, dopo essersi tagliato con la mazza di una scopa. Al bar ha raccontato ad alcuni conoscenti di essere stato accoltellato da me. Dopodiché mi sono ritrovato la polizia in casa».
La vicenda aveva turbato non poco il 50enne che in aula è apparso anche abbastanza nervoso. Come smanioso di voler dimostrare la sua innocenza, ha persino contestato fuori dal microfono l’ufficiale di polizia giudiziaria che aveva effettuato il sopralluogo nella sua abitazione, chiamato a testimoniare, stamane, dal pubblico ministero. Soltanto l’intervento del giudice ha riportato la calma in aula.

mercoledì, 24 gennaio 2018 - 17:09
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