Spaccio al rione dell’Acqua della Madonna La droga veniva consegnata a domicilio,
i pusher riforniti con una corda dal balcone

di Dario Striano

Non solo l’acqua minerale anche la droga a Castellammare arrivava direttamente in casa. Perlopiù ‘erba’ e ‘polvere bianca’. Bianca come la Madonna che dà il nome all’acqua che, proveniente dalle 28 sorgenti presenti nel sottosuolo stabiese, scorre direttamente nei rubinetti delle abitazioni del comune in provincia di Napoli. Questa mattina, dinanzi al tribunale di Torre Annunziata (giudice monocratico Francesco Todisco) il maresciallo dei carabinieri di Castellammare ha raccontato i dettagli dell’inchiesta che, coordinata dalla procura della Repubblica oplontina, ha portato all’arresto di 9 persone nel giugno 2017. Massimiliano Valanzano, 30 anni, Vincenzo Perozzeni, 25 anni, Carmine De Simone (‘71); Maurizio Vitale 31 anni, Massimo Perozzeni, 47 anni, Antonio Valanzano, 44 anni, Pasquale Vitale, 60 anni, Lucia Solimeo, 55 anni, e un incensurato 19enne, tutti residenti a Castellammare di Stabia, dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di evasione e concorso in detenzione e spaccio di droga per aver allestito e gestito una piazza di spaccio nel cosiddetto rione dell’Acqua della Madonna. A testimoniarlo le investigazioni condotte dalla locale caserma dei carabinieri che, attraverso numerosi appostamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tutti gli imputati, 7 dei quali hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato. Soltanto Maurizio Vitale e Vincenzo Perozzeni, difesi dagli avvocati Andrea Somma e Antonio Di Martino, rientrano nel processo ordinario.

Cento reati in un mese. Le intercettazioni svelano i retroscena dello spaccio ‘a domicilio’
Più di cento gli episodi di spaccio, perlopiù di cocaina e marjuana, documentati da maggio a luglio 2016, alcuni dei quali raccontati in aula dal maresciallo, chiamato a testimoniare, stamane, dal pubblico ministero Sergio Raimondi. Il militare si è soffermato in particolare sul ruolo di Carmine De Simone, considerato un vero e proprio pusher a domicilio. Arrestato nel luglio 2016, dopo aver ceduto due dosi di cocaina, l’imputato avrebbe agito per conto di Maurizio Vitale, utilizzando la sua macchina e il suo scooter. Una svolta significativa per le indagini sarebbe stata una semplice frase, intercettata durante un colloquio telefonico tra Carmine De Simone e Lucia Solimeo, madre di Vitale. «Ascoltando una conversazione telefonica tra i due imputati – ha detto il testimone – siamo rimasti particolarmente colpiti dalla frase “cala la corda”. Quella frase ci ha permesso di capire come De Simone si rifornisse di droga. Effettivamente, pochi minuti dopo quella conversazione, ho visto abbassarsi una corda dal balcone di casa Vitale». Corda che è stata poi rinvenuta nell’abitazione durante l’arresto dei coniugi Pasquale Vitale e Lucia Solimeo. All’estremità della fune, come testimoniato da una foto messa agli atti, vi era legata una piccola bustina che sarebbe stata riempita di sostanze stupefacenti.

Un ragazzino incensurato procacciava i clienti, intimiditi dai genitori dei pusher
Altro ruolo significativo nel commercio di droga lo avrebbe rivestito Vincenzo Perozzeni. L’imputato avrebbe, quindi, allestito una piccola piazza di spaccio di cocaina presso la sua abitazione e avrebbe venduto droga anche in presenza dei genitori, avvalendosi dell’aiuto di un ragazzino 19enne, considerato dagli inquirenti un «procacciatore di clienti». Circostanza che avrebbe addirittura intimidito un potenziale acquirente, come è emerso da una intercettazione telefonica tra il giovane incesurato e Petrozzeni, letta in aula dal maresciallo. «Sto venendo con Salvatore. Vuole sapere se in casa ci sono i tuoi genitori. Fa problemi a venire perché c’ha vergogna».

Udienza rinviata a metà febbraio per il controesame del testimone
Dopo circa due ore di testimonianza, su richiesta del collegio difensivo, l’udienza è stata rinviata alla metà di febbraio quando si provvederà, dopo la trascrizione delle ulteriori conversazioni lette in aula stamane, al controesame del militare. Il giudice Todisco ha, poi, disposto che in occasione della prossima udienza venga citato con avviso di assoluta indispensabilità un perito della polizia scientifica per l’esame di una sostanza stupefacente sequestrata ad uno degli imputati.

mercoledì, 24 gennaio 2018 - 19:16
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