Torre del Greco, crac della “De Sena srl” «Truffato per anni per oltre 100mila euro. Tanti creditori ingannati dagli armatori»

di Dario Striano

«Avevo paura. Mi disse che poteva scorrere del sangue. Io volevo solo chiudere la questione in modo civile». E’ la storia di una truffa per oltre 100 mila euro. La storia di un risparmiatore finito sul lastrico per poi essere minacciato. La sua colpa, aver deciso di investire in una compagnia di navigazione, come tanti a Torre del Greco. Essersi fidato delle promesse di un armatore, come tanti a Torre del Greco. E aver chiesto, dopo due anni di assegni e rinegoziazioni, di raccogliere i frutti di quell’investimento. Parla per circa un’ora ai giudici del tribunale di Torre Annunziata V.A., e spiega i motivi che nel dicembre 2011 lo hanno spinto a denunciare Vincenzo De Sena, titolare, assieme al fratello Antonio, di una società armatoriale e una grossa compagnia di navigazione.

Il racconto choc del testimone.«Così sono stato truffato»
Racconta come ha conosciuto nel 2008 l’imputato illustrando anche le modalità della frode che, secondo l’accusa, i De Sena avrebbero architettato per ingannare i propri creditori. «Nell’ottobre del 2008 avevo necessità di investire in obbligazioni. Mi fidai della persona consigliatami da mio suocero che ritenevo oculato negli investimenti e ne acquistai quattro versando un assegno di 15 mila euro, poi rinegoziato l’anno dopo a 23 mila euro. Fino a ottobre 2010, data in cui la Dopmar era già fallita, versai 105 mila euro nelle casse della società del De Sena ». A nulla sarebbero valse le continue richieste di pagamento. Il testimone non avrebbe mai più riottenuto il denaro versato, finendo così in una delicata situazione economica. «Nel marzo 2011 chiesi a De Sena di restituirmi i soldi. Avevo necessità di liquidità perché dovevo pagare l’apparecchio dentale a mio figlio e far riparare alcune infiltrazioni nel mio edificio. L’imputato mi disse che entro la fine del mese mi avrebbe ridato tutto, finanche gli interessi. Ma non ho mai visto quei soldi. Ho provato più volte a parlargli. Volevo chiudere la vicenda in modo civile per cercare di recuperare il possibile. Ho nominato persino un legale ma sono stato preso in giro più volte».

Prima la truffa, poi le minacce.«Mi disse fai attenzione. Può scorrere il sangue»
Secondo il racconto di V.A. sarebbero stati in molti ad esser stati ingannati dai fratelli De Sena. Molti cittadini di Torre del Greco che avevano deciso di investire in obbligazioni nella società degli armatori. Come quello della Deiulemar, costato circa 720 milioni di euro a 13mila risparmiatori, così anche il fallimento della Dopmar ha messo in ginocchio l’economia della città del corallo: «Soltanto a inizi settembre 2011 – ha rivelato il testimone – l’imputato chiese di incontrarmi con il suo legale, l’avvocato Amabile, presso uno dei suoi studi. A quell’incontro erano presenti altre persone, tra cui mio suocero. Ci disse che la Dopmar era fallita e che l’unico modo per riavere i soldi sarebbe stato quello di sottoscrivere altre obbligazioni con una nuova società, in modo da non finire nel mirino della guardia di finanza». La richiesta dell’armatore non sarebbe stata però accettata dai creditori. Circostanza che avrebbe spinto il De Sena alle successive minacce. «Mi disse inizialmente “se vuoi i tuoi soldi, faccio scendere un mio amico con una valigetta” e mi consigliò di fare attenzione “perché il fratello era una testa calda”. Poi mi disse che non aveva paura dei carabinieri perché aveva conoscenze nel malaffare. Ero intimorito. Volevo solo che la vicenda si concludesse in modo civile». A confermare la versione dell’imprenditore anche il suocero R.I., chiamato a testimoniare in mattinata. Il testimone ha confermato di esser stato contattato dal legale di Vincenzo De Sena nel settembre 2011 ma di non aver ricevuto mai la somma investita. «Ci ha soltanto illuso di restituirci i soldi».

La causa del fallimento della Dopmar. La testimonianza di un bancario
Secondo gli inquirenti il fallimento nel 2010 della “Dopmar srl”, per cui oggi sono imputati i fratelli Antonio e Vincenzo De Sena, alla sbarra entrambi per bancarotta fraudolenta – Vincenzo anche per estorsione, truffa, falso e ricettazione – avrebbe comportato anche quello, nel 2012, di una più grande compagnia di navigazione. La “De Sena srl”, di proprietà sempre dei due fratelli armatori. La causa principale del fallimento sarebbe stata l’acquisto nel 2009 di una motonave. Un acquisto mai finalizzato a causa di un’avaria al motore che avrebbe spinto i creditori a presentare richieste di risarcimenti danno. Vicenda complessa, ricostruita parzialmente in aula da un gestore della “Corporate Banca Popolare di Novara”  che si è occupato della pratica di finanziamento avanzata dalla Dopmar. Un mutuo di 10 anni da 6,8 milioni di euro che non sarebbe mai stato saldato dalla società dei fratelli De Sena: «Se ben ricordo – ha dichiarato il testimone – nessuna rata del finanziamento è stata mai restituita dagli imputati. Quando la nave andò in avaria, ricordo che ci chiesero anche un’altra elargizione di disponibilità per riparare il guasto».

lunedì, 29 gennaio 2018 - 18:29
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