Terrorismo, attentati con nuove tecnologie Vietati i droni sul lungomare di Napoli Guarda la mappa delle «No fly zone»

di Giancarlo Maria Palombi

L’utilizzo dei droni come ultima frontiera del terrorismo, è stato più volte ipotizzato in sede di analisi da numerosi esperti nel campo della sicurezza. Anche un drone amatoriale, con le dovute modifiche, può essere impiegato come arma dai terroristi. Secondo quanto diffuso dai servizi di sicurezza nelle ultime informative antiterrorismo modelli di drone, anche non particolarmente sofisticati, sarebbero in grado di trasportare fino a 1,5 chilogrammi di esplosivo. Un quindicenne nato in Italia da genitori marocchini, è stato tratto in arresto il 9 ottobre scorso con la pesante accusa di terrorismo internazionale poiché, con l’alias di “Momo al-Italy”, traducibile in Mohamed l’italiano, stava pianificando di colpire la stazione ferroviaria di Lodi con l’utilizzo di un drone esplosivo seguendo le istruzioni fornite su una chat segreta della piattaforma Telegram dal sedicente Lone Mujahid, un appartenente all’Isis che dal gennaio 2017 fa proseliti online. Per contrastare il rischio di attentati con droni, nelle principali città italiane sono state istituite le cosiddette «No fly zone» ovvero zone interdette al volo attraverso l’uso di sofisticate tecnologie. In Campania sono diverse le aree tracciate in rosso sulle mappe di volo (vedi foto), Napoli è in cima alla lista per numero di «No fly zone». Per motivi di sicurezza non è stato reso pubblico l’elenco dei siti “protetti”, ma attraverso portali specializzati in cartografia aerea è possibile consultare le zone limitate. Tra queste il lungomare di via Caracciolo (da Castel dell’Ovo alla sede dell’ambasciata Usa), il belvedere di San Martino con Castel Sant’Elmo e piazza del Plebiscito.

venerdì, 2 febbraio 2018 - 17:39
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