Pompei, palpeggiò una minorenne: condannato a 14 mesi, pm voleva 2 anni L’episodio nei pressi degli Scavi di Pompei

di Dario Striano

Aveva toccato le parti intime di una minorenne a Pompei, ieri Mustafa Mustafa, venditore ambulante di rose, è stato ritenuto colpevole per il reato di violenza sessuale. Il tribunale di Torre Annunziata (presidente Maria Laura Ciollaro), accogliendo parzialmente la richiesta del pubblico ministero Sergio Raimondi, ha condannato ad un anno e due mesi di reclusione con pene accessorie l’imputato per i fatti accaduti il primo maggio 2017 quando «l’extracomunitario aveva allungato le mani sotto la gonna di una ragazzina per tastarle le parti intime». Un gesto improvviso compiuto a due passi dalle rovine della Pompei antica e addirittura sotto gli occhi del fidanzato della minorenne. Circostanza che aveva finito per scatenare una violenta lite in presenza di una coppia di amici della vittima. Ad avere la peggio nella colluttazione sarebbe stato proprio l’extracomunitario secondo quanto ricostruito in aula, poco prima della lettura del dispositivo, dal carabiniere della caserma di Pompei accorso sul luogo, e chiamato a testimoniare stamane dal pm Raimondi. «Quando ci recammo sul posto, allertati dal nucleo operativo della compagnia di Torre Annunziata – ha detto il militare – io e il mio collega vedemmo dapprima il venditore di rose nell’ambulanza. Riportava una ferita al capo e il personale del 118 stava provvedendo a medicarlo. Accompagnammo così i ragazzi in caserma per sottoporli ad interrogatorio e per ricostruire le cause della rissa. La coppia di giovani ci raccontò della violenza improvvisa subita dalla loro amica e dell’istantanea reazione del fidanzato. La minorenne che aveva subito il gesto ci era apparsa subito, sin dal primo momento, particolarmente scossa e agitata per ciò che era accaduto». Proprio lo stato d’ansia della ragazzina per il sostituto procuratore del palazzo di giustizia oplontino avrebbe rappresentato il principale «indizio di colpevolezza nei confronti dell’imputato». Ragion per cui il magistrato, ieri mattina, ha formulato la sua richiesta di condanna a due anni di reclusione, poi parzialmente accolta dal tribunale. «In un processo del genere dove per un reato così grave l’imputato ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione sia in fase di indagine che in fase di dibattimento, bisogna mettersi comunque quanto più possibile nella prospettiva ‘pro reo’, alla luce di una strategia difensiva assente. – ha detto il pm – Ragion per cui ho chiamato a testimoniare il carabiniere chiedendogli delle condizioni della vittima a seguito dell’episodio di violenza. Il suo stato d’ansia dimostra lo shock per la violenza subita e denunciata anche dai suoi amici e dal fidanzato». Tra 90 giorni saranno rese pubbliche le motivazioni della sentenza di condanna ad un anno e 2 mesi con pene accessorie. Mustafa Mustafa e il suo legale di fiducia erano assenti in aula stamane sia alla lettura del dispositivo sia in fase dibattimentale. Ragion per cui il presidente di collegio, il giudice Ciollaro, ha provveduto a nominare d’urgenza un difensore in rappresentanza dell’imputato.   

martedì, 20 febbraio 2018 - 15:37
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