Torre Annunziata, processo col ‘giallo’: “Scambio di persona”, la difesa attacca

di Dario Striano

Con un ‘giallo’, un’ipotesi di scambio di persona, si chiude, in attesa della sentenza, l’ultimo atto del processo che vede imputate due persone per «vendita illegale di prodotti ittici» dinanzi al tribunale di Torre Annunziata. Il pubblico ministero, ieri mattina (20 febbraio), dinanzi al giudice monocratico del palazzo di giustizia oplontino, Federica Di Maio, ha richiesto l’assoluzione per Arcangelo D’Ambrosio, secondo il racconto di un esponente delle forze dell’ordine, «titolare sulla carta» della pescheria in cui nel 2011 furono sequestrati 30 chili di datteri, la cui vendita e pesca sono illegali in Italia dal 1988. Una condanna a due anni di reclusione è stata invece richiesta per Pasquale Guarro, «vero gestore dell’attività commerciale assieme al padre Domenico», ritenuto responsabile dal pm della vendita del pregiato ma proibito mollusco. Poco prima della requisitoria del sostituto procuratore un ufficiale della capitaneria di porto di Torre Annunziata aveva ricostruito l’azione di prevenzione che aveva portato al sequestro del grosso quantitativo del prodotto ittico proibito sul mercato. «Nell’ambito di una task force per il contrasto della vendita illecita di prodotti ittici ci recammo, accompagnati dai carabinieri, in una nota pescheria di Torre Annunziata, dove rinvenimmo un’ingente quantità di datteri. – ha detto il testimone di polizia giudiziaria – Domenico e Pasquale Guarro, che sapevamo essere i veri gestori della attività di proprietà di Arcengelo D’Ambrosio, al nostro sequestro protestarono. Particolarmente agitato si mostrò soprattutto Domenico Guarro. A tal punto che, dopo grida e aggressioni verbali, fu prontamente allontanato da alcuni passanti». Il giudice Di Maio si è riservata sulla sentenza, attesa per oggi. La difesa ha invece richiesto l’assoluzione non solo per il titolare D’Ambrosio, «assente quel giorno in pescheria» ed «esente da qualsiasi responsabilità nella veduta del prodotto illecito», ma anche per Pasquale Guarro. «Per – ha chiarito l’avvocato – uno ‘scambio di persona’». Nel verbale redatto durante il sequestro erano infatti state registrate le generalità di Pasquale Guarro, classe ‘76, cugino dell’omonimo, classe ‘74, oggi imputato nel procedimento dinanzi al tribunale di Torre Annunziata. «Ricordo che Pasquale Guarro quel giorno non aveva i documenti con sé – ha detto durante la testimonianza l’ufficiale di capitaneria di porto, autore del sequestro – e non saprei dire bene se c’è stato un errore di trascrizione o è stato proprio l’imputato a dare false generalità. Ma in ogni caso riconosco con certezza in foto Pasquale Guarro classe ‘74. Era lui presente quel giorno in pescheria». «Non si possono – ha controbattuto la difesa alla richiesta di condanna del pubblico ministero – infliggere due anni di reclusione quando vi è anche il minimo dubbio sull’identità della persona da condannare».

mercoledì, 21 febbraio 2018 - 00:02
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