Poggiani, il presidente fantasma: non convoca il Consiglio da due mesi
Violato il regolamento, ira opposizioni

Ivo Poggiani
Ivo Poggiani, presidente della terza Municipalità di Napoli
di Manuela Galletta

A sentirlo parlare Ivo Poggiani è uno che ai quartieri più deboli di Napoli tiene tanto. La Sanità, poi, è il suo chiodo fisso, anche perché è qui che ha costruito la campagna elettorale che lo ha portato a diventare presidente della terza Municipalità. A sentirlo parlare Ivo Poggiani è uno che non si tira indietro quando si tratta di puntare il dito contro le istituzioni che di volta in volta ritiene colpevoli dei problemi della sua terra: sulle stese alla Sanità che nello scorso autunno resero rovente il clima del quartiere disse che «in questo momento manca il ruolo della magistratura; acceleri i processi in corso sperando che così si possa fare tabula rasa» (ottobre 2017); sul degrado in cui versava la Sanità non esitò a scaricare le colpe sull’Asia («deve fare molto di più») denunciando «numerosi casi di inadempienza nel Rione Sanità e nella zona di piazza Cavour» (gennaio 2018). Un combattente. Soprattutto, a rileggere una delle tante interviste rilasciate all’indomani della sua vittoria, uno che crede davvero molto nel ruolo della Municipalità come primo presidio politico per ascoltare la gente e risolvere i problemi: «Divideremo la Municipalità in 3 zone: Capodimonte, Stella e Forcella. Queste assemblee popolari avranno dei compiti specifici, il regolamento lo scriveremo tutti assieme. Il bilancio partecipato, i cittadini devono rendersi conto di quante sono le risorse, in modo vincolante. Potranno chiamare i consigli, in modo che chiederemo suggerimenti alle assemblee popolari, che potranno proporre gli ordini del giorno. Queste assemblee saranno una spalla della Giunta». (intervista al giornale online Vocedinapoli).

Il punto però è che a parlare si è tutti bravi. Ma è quando si passa ai fatti che si vede la differenza. E, in quanto a fatti, il presidente della terza Municipalità lascia assai a desiderare. Il consiglio municipale di cui è capo non si riunisce da due mesi esatti, in barba a quanto stabilisce l’articolo 41 (quello sulle adunanze del Consiglio) del regolamento della Municipalità, ovvero che il Consiglio «si riunisce ordinariamente almeno una volta al mese su iniziativa del Presidente e alla data da lui stabilita». Già, almeno. Alla terza municipalità, invece, non si vede l’ombra di una riunione dallo scorso dicembre, e non si sa neppure il perché. Peggio ancora nessuno sa, o vuole spiegare, come ci si deve comportare in questi casi: nel regolamento non è mai spiegato se la violazione di quell’articolo comporti o meno la decadenza del Consiglio e dunque del suo presidente. Una lacuna, che ha spinto i consiglieri di opposizione a prendere carta e penna e a scrivere agli organismi preposti, per chiedere come muoversi: a firmare la comunicazione sono stati tre esponenti del Pd, uno di ‘Napoli popolare’, due di Forza Italia, due grillini, e due del gruppo misto. Ovviamente, a corredo delle spiegazioni c’è pure la nota che riguarda la mancata convocazione dei mini-parlamentini. Il dato non è secondario perché l’incartamento è stato spedito al vice segretario generale del Comune di Napoli Francesco Maida, quindi a un alto in grado di Palazzo San Giacomo cui Poggiani, come area politica, appartiene. La missiva è della scorsa settimana, ma risposte non ne sono ancora arrivate. Col risultato che adesso le forze di opposizione che hanno sollevato il caso sono pronte a dare battaglia: stamattina si riuniranno per valutare le strade da intraprendere affinché il Consiglio e il suo presidente si sveglino dal letargo e comincino a lavorare per i quartieri che essi rappresentano. «E’ una situazione assurda – commenta Valeria Vespa del Pd – Sono due anni che le commissioni si riuniscono. Sono due anni che mettiamo sul tappeto le problematiche da affrontare, da quelle relative all’edilizia scolastica, a quelle dei filobus, arrivando alla cura del verde pubblico. Abbiamo individuato una serie di temi da portare in Consiglio. Ma il punto è che nulla possiamo fare perché il Consiglio non si fa. Non viene convocato». Due mesi di stop. Mai giustificato. Mai spiegato. «Mi sento molto frustrata nelle mie funzioni – aggiunge Valeria Vesp – È come parlare con un muro. E’ scoraggiante tutto questo». Già.

mercoledì, 28 febbraio 2018 - 11:53
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