Torre del Greco, processo per usura: condannati 3 risparmiatori della Deiulemar

Tribunale Giustizia
di Dario Striano

Da risparmiatori della Deiulemar ad usurai. Nella giornata di ieri il tribunale di Torre Annunziata (presidente Federica De Maio) ha condannato a 2 ciascuno, con pena sospesa,  Raffaele De Luca, Angiolina Di Sarno e Biagio De Luca (moglie e marito, e figlio) per concorso in usura in relazione a una vicenda che risale agli inizi del 2014, quando i tre avrebbero prestato circa 6 mila euro ad una parente, imponendole un tasso usurario nella restituzione del denaro. Il collegio giudicante ha anche disposto che vengano trasferiti gli atti in procura per tre testimoni del processo per «valutare un’ipotesi di falsa testimonianza».

Le richieste del pm
in apertura d’udienza
Il Tribunale ha sostanzialmente accolto le richieste del pubblico ministero che ieri mattina ha rassegnato le sue conclusioni: il magistrato aveva chiesto la condanna di padre, madre e figlio a 3 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno perché dal corposo fascicolo di intercettazioni telefoniche messo agli atti sarebbe emerso che la famiglia di marittimi e risparmiatori proveniente da Torre del Greco «era solita prestare soldi con interesse» anche ad altre persone della zona. «E’ chiaro dalle intercettazioni telefoniche – ha detto il pm – che gli imputati non avessero erogato denaro con tassi usurari alla sola zia. Sebbene la circostanza sia stata smentita dalle altre persone sentite in fase di dibattimento. Ritengo che questo sia un procedimento che debba essere valutato soprattutto su quanto è emerso in fase di indagine con le intercettazioni. E’ vero che i numerosi testimoni della difesa hanno ribaltato l’accusa ma non li ritengo attendibili. Molti di loro avevano un rapporto non cordiale con la parte civile».

La discussione 

della parte civile

All’esito delle conclusioni della procura, è intervuto l’avvocato di parte civile che si è detto soddisfatto per le richieste del pm sottolineando come il materiale delle registrazioni telefoniche si fosse rivelato «una prova schiacciante non solo in fase d’indagine ma anche in quella di dibattimento».

La tesi difensiva
e la richiesta di assoluzione
Di tutt’altra opinione, invece, l’avvocato Antonio Cirillo, legale dei tre imputati che hanno assistito in silenzio alla chiusura del dibattimento. Secondo la difesa infatti gli 11mila euro richiesti dalla famiglia De Luca sarebbero non «il frutto di tassi di interesse dei 6mila euro prestati ad inizi 2014» ma il corrispettivo di 2 debiti. «Uno da 6 mila euro e un altro da 5 mila euro». L’avvocato prima che venisse dichiarato chiuso il dibattimento aveva anche consegnato al tribunale una corposa documentazione di foto e video con cui intendeva dimostrare come la parte civile «si fosse in realtà inventata un vero e proprio business nel denunciare la gente», per «spillare soldi a cittadini ed istituzioni». «Questo non è un giudizio abbreviato dove la prova si dimostra sugli atti dell’indagine – aveva detto l’avvocato Cirillo – ma un processo ordinario in cui la prova si forma in fase di dibattimento. Bisogna perciò tenere conto della varie dichiarazioni dei testimoni in aula, che hanno giurato di dire la verità. Sennò bisognerebbe valutare l’ipotesi di inviare gli atti in procura per falsa testimonianza. Per me ad essere inattendibile in questo procedimento è il materiale delle registrazioni perché la parte civile, sapendo che i miei assistiti fossero intercettati, nelle telefonate ha tratto in inganno e stuzzicato gli imputati. Il suo mestiere è ingannare la gente e lo ha fatto pure in tribunale simulando una zoppia di cui non soffre. Come dimostra un video messo agli atti». In surbordine alla richiesta di assoluzione, l’avvocato Cirillo aveva richiesto che la condanna per i tre imputati, incensurati, fosse minima.
Tra 90 giorni saranno pubblicate le motivazioni della sentenza e solo allora la difesa valuterà se presentare ricorso ai giudici della Corte d’Appello.

martedì, 13 marzo 2018 - 21:37
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