Spari e paura sul lungomare liberato
Ecco il terrorismo napoletano

La sparatoria sul lungomare liberato (foto Kontrolab)
di Danio Gaeta

C’è una scarpa da donna lasciata su uno scalino. Alle porte di un bar c’è anche un carrozzino vuoto e a pochi passi dal muretto che separa la strada dagli scogli c’è uno zainetto aperto. In lontananza una camionetta dell’esercito e una Volante della polizia. C’è uno strano silenzio sul lungomare di Napoli, rotto solo dai rumori di sedie e tavolini spostati dai camerieri dei ristoranti. Lunedì è il giorno dopo. E lo scenario sul lungomare di Napoli – uno degli angoli più suggestivi d’Italia – è brutto. Sì, perché la sera prima, tra locali pieni di gente e giovani che passeggiano, c’è stata una sparatoria. Almeno sette colpi, botte si dice a Napoli:  poi il fuggi fuggi generale travolgendo tutto e tutti. Urla di giovani terrorizzati; di madri che prendono i figli neonati barricandosi nelle pizzerie; di fidanzatini che scappano a gambe levate alla ricerca di un riparo. E tra la musica di bar e locali che continua inesorabile, si sentono le prime frasi urlate da qualcuno: «Questo è un attentato terroristico». No, il terrorismo non c’entra. L’Isis, una realtà che tanto bene conoscono i francesi e i tedeschi, è un’altra cosa. L’Isis fa i morti in nome di una finta guerra di religione. E allora sul lungomare di Napoli, tra via Partenope e il Chiatamone, nel salotto buono del capoluogo, cosa è successo? Le indagini complesse sono state affidate ai carabinieri. Le piste sono sostanzialmente due: una – la più accreditata – porta direttamente al racket dei parcheggiatori abusivi; la seconda, invece, a una ‘punizione’ per uno scooter rubato a una persona sbagliata.  E allora gli investigatori hanno effettuato il giro tra i locali a caccia di testimoni, sentito le prime persone e cercato gli impianti di videosorveglianza.
C’è un solo obiettivo, chiudere rapidamente il cerchio sui responsabili. Perché quello che è successo sul lungomare è una cosa grave. Gravissima. Lo sanno anche nei palazzi della politica. Quella di domenica sera non è una ‘stesa’ avvenuta in piena notte nei rioni controllati dalla criminalità organizzata. E’ qualcosa di più. E’ qualcosa di pericoloso. «La sparatoria sul lungomare deve costringere tutti noi a una riflessione seria sullo stato della città – ha detto Valeria Valente, consigliere comunale del Pd – a Napoli stiamo vivendo una vera e propria emergenza sicurezza che è anche frutto del caos amministrativo di questi 7 anni. L’assenza di regole chiare ed efficaci, unita alla mancata battaglia all’abusivismo e alle tante forme di illegalità diffuse in città e mai contrastate dall’amministrazione de Magistris, ha generato l’ennesima serata di panico e delirio nel centro della città». Non si è fatta attendere la replica del sindaco. «Questa città che è sempre più città di vita, cultura e non violenza, non può assolutamente accettare azioni di prepotenza da parte di pochi. Queste persone sono una vergogna e tutto sono tranne che napoletani», ha detto. L’episodio del lungomare non è il primo che scuote i quartieri ‘in’ del capoluogo partenopeo. La Napoli bene è stata già colpita altre volte. Come nella sparatoria del 17 novembre scorso ai baretti di Chiaia. In via Bisignano, nel cuore della movida, gruppi di ragazzini si fronteggiarono a colpi di pistola: in sei rimasero feriti.  A Napoli l’Isis non c’è, ma il terrorismo sì: è la criminalità di strada, violenta e spavalda, che arriva tra la gente e fa fuoco. E’ la criminalità che può ammazzare un ragazzino, un bambino, una madre o un padre. E allora anche questo è terrorismo. Gli jihadisti partenopei non portano la barba lunga e non invocano Allah, non si sono formati sugli insegnamenti di Abu Bakr al-Baghdadi. No, i terroristi partenopei hanno sposato una sola ideologia: quella della violenza di strada. L’Isis fa i morti e i martiri. Di questo passo i terroristi napoletani faranno solo vittime innocenti. Intanto sul lungomare, mentre i camerieri dei ristoranti finiscono di sistemare tavolini e sedie in vista dell’arrivo degli avventori c’è chi passa e bisbiglia: «Questo è il lungomare liberato. Sì, dalla legalità».

martedì, 10 Aprile 2018 - 15:32
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