Avvocati, da Napoli la ricetta contro la crisi: «Subito una riforma universitaria» La tavola rotonda di confronto

di Dario Striano

Un convegno sulla riforma dell’esame di ammissione alla professione forense ma allo stesso tempo anche un dibattito tra toghe napoletane sui problemi che attanagliano l’intero mondo dell’avvocatura a Napoli e al Sud Italia.  Durante l’evento “Accesso alla professione forense, l’esame porta delle opportunità o povertà?”, organizzato nell’aula Girardi del palazzo di giustizia di Napoli dal presidente di “Officina Forense”, Mario Cianci, sono state illustrate ad una platea composta perlopiù da giovani avvocati «le migliorie» introdotte dapprima dalla legge 247/2012  e poi adottate dal decreto ministeriale del 25 febbraio 2016 n. 48. Quello che regolamenta il nuovo esame che consente ai lauraeti in giurisprudenza e ai praticanti l’accesso alla carriera di avvocato.

Il nuovo esame di avvocato
Esame «molto più restrittivo e difficile» che, secondo il docente dell’Università Bocconi di Milano, l’avvocato Luca Salvi, «privilegiando il ragionamento piuttosto che la memoria», allo scritto «non prevederà più l’utilizzo di codici annotati»; e all’orale «imporrà ai candidati la preparazione obbligatoria delle quattro materie più ampie (diritto civile, diritto penale, procedura civile e procedura penale) rispetto alle due a scelta previste nel vecchio regolamento».

La riforma dell’Università
Modalità che hanno spinto i relatori del convegno ad affrontare vari spunti di riflessione sulla crisi della professione forense, proponendo persino diverse “ricette” – a breve e a lungo termine – in grado di «accelerare e rendere più agevole, completo e tutelato il percorso dei giovani che si affacciano a questo mestiere». «A fronte di regole giustamente più ferree – ha spiegato Roberto Fiore, consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli – per superare l’esame, sarebbe opportuno però rendere quello post laurea un percorso formativo a tutti gli effetti, inserito in una vera e propria formazione universitaria». Da qui l’idea di «tornare al vecchio sistema universitario 3+2 in Giurisprudenza», dove «nei 2 anni di specializzazione obbligatori per accedere alla carriera forense sia inserito anche il tirocinio». Step ritenuto dal consigliere dell’Ordine degli Avvocati partenopeo necessario «per acquisire le conoscenze della gestione di uno studio legale, per svolgere l’attività di avvocato e per acquisire l’etica della professione».

Il doppio corso di laurea
La soluzione «per contrastare la crisi dei giovani nel mondo dell’avvocatura parte dalle università» anche per il professore Erick Fulvi. Il docente del dipartimento di Giurisprudenza di Napoli, nonché della “Scuola di specializzazione alle professioni legali”, ha invece proposto l’istituzione di un corso di laurea di 6 anni che però «permetta la doppia laurea sia in diritto che in economia».

La crisi del ruolo degli avvocati
Una soluzione («già sperimentata con esiti positivi a Roma») alla problematica introdotta dall’avvocato Vincenzo Improta – tra gli organizzatori del convegno – secondo cui la laurea in legge quest’oggi offrirebbe in realtà pochi sbocchi lavorativi. «Imprese e banche non assumono più avvocati», ha spiegato il relatore, «ma nel contempo aumentano i laureati in giurisprudenza». Circostanza che renderebbe i legali, «soprattutto i più giovani, disposti a tutto pur di lavorare» con il «conseguente calo dei prezzi e dei compensi». Un «bottegaio» insomma per il professore Luigi Notaro «che va contro l’articolo 4 della nostra Costituzione». Norma che riconosce a ogni cittadino il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società. «Si è persa la poetica della professione – ha detto Notaro – Avvocato oggi non è più chi aiuta con la voce, ma è colui che si vende al miglior offerente».

La riforma della Pubblica Amministrazione
Dall’università e dalla formazione post laurea alla politica. Presente all’incontro – moderato dall’avvocato Vincenzo Pecorella – anche l’onorevole Federico Conte, deputato di “Liberi e Uguali”, secondo cui per fronteggiare la crisi bisognerebbe trovare anche «rimedi più attuali». «Se le riforme di università e di accesso alla professione porteranno risultati nel lungo termine», quella della pubblica amministrazione potrebbe costituire una soluzione più concreta per i giovani avvocati del Sud Italia. «Parliamoci chiaramente – ha detto l’avvocato Conte – il più grande committente nei lavori al Meridione è la pubblica amministrazione. Qualora questa, sulla scia del nuovo Codice degli Appalti, assumesse professionisti del diritto con gare di evidenza pubblica che prevedano requisiti qualitativamente più restrittivi, si eviterebbe il fenomeno del mercimonio di avvocati».

venerdì, 20 aprile 2018 - 17:30
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