La lotta in tribunale per amore dei figli, così un padre ha vinto la sua battaglia

Tribunale Giustizia
di Danio Gaeta

Questa è la storia di una battaglia lunga 2 anni. Una battaglia fatta di coraggio, sacrificio e umiltà che ha avuto il suo epilogo in un’aula di tribunale, ma che si è consumata tra le fredde stanze di servizi sociali e consultori. E’ la battaglia di un uomo che non ha smesso di lottare per vedere crescere i suoi figli in un ambiente sano. E poco importa se in questo ambiente per la madre non c’è posto. Ma questa è anche la storia di una vittoria. Sì, perché lunedì mattina i giudici del tribunale per i Minorenni di Napoli hanno disposto la decadenza dalla responsabilità genitoriale per la madre, affidando i due figli minorenni (solo uno biologico) al padre e alla nonna (madre di lei).
Tutto inizia quando Antonio (il nome è di fantasia) si sposa con una donna dal passato turbolento che ha già avuto un figlio da un precedente rapporto. Lui, però, è innamorato e lei sembra aver cambiato definitivamente vita. Sembra aver cancellato le cattive abitudini di un tempo, sostituite da un percorso più sano da condividere con il marito in una casa di una cittadina dell’area flegrea. Purtroppo è solo una parentesi.
Il matrimonio, nonostante i problemi, va avanti e ad agosto del 2015 nasce uno splendido bambino. Sembra la svolta. Antonio lavora, si spacca la schiena. La sua è una vita difficile. Si sveglia ogni mattina all’alba, arrangia la giornata e torna a casa ogni sera distrutto. Il giorno dopo la storia si ripete e così il giorno dopo ancora. Lui ha un solo scopo: garantire una vita dignitosa a suo figlio e al bambino di sua moglie che ormai ha accettato come se fosse il suo. E sa bene che per riuscirci deve sacrificarsi.
Poi, però, qualcosa cambia. Il passato della moglie riaffiora in tutta la sua drammaticità e travolge la quotidianità di Antonio. La donna inizia a fare abuso di alcol, si prostituisce e lascia da soli i figli (circostanze che emergono dal decreto firmato dai giudici del tribunale per i Minorenni). Poi la donna scompare nel nulla e non torna più a casa.
Antonio è un uomo umile, sommerso dalle difficoltà di una vita che scorre sempre più veloce. Ma è anche coraggioso e a febbraio del 2016, dopo sei mesi di inferno, decide di rivolgersi all’avvocato Luigi Rossi. E’ in quel preciso istante che la sua vita cambia. L’uomo, consigliato dal suo legale, trova il coraggio di raccontare tutto. Denuncia la moglie, ricostruisce le abitudini della donna e soprattutto spiega che il suo unico scopo è quello di far crescere i suoi figli in un ambiente pulito. Il racconto, nella sua drammaticità, è puntuale. Con la denuncia, però, si accendono i riflettori anche sul suo stile di vita. Togliere figli a una madre non è mai facile e la decisione va ponderata. Soprattutto perché i servizi sociali devono capire se l’uomo sia in grado, da solo, di crescere entrambi i bambini. Ma Antonio è determinato ed è pronto ad affrontare qualsiasi difficoltà. Per 14 mesi divide la sua vita tra il lavoro massacrante e i colloqui con gli esperti. Un giorno è a confronto con i servizi sociali, un giorno è al consultorio e un giorno parla con gli “specialisti della capacità genitoriale”. Un percorso complesso per un uomo che ha una vita come la sua. Ma lui non salta un incontro. A maggio del 2017 arriva la prima vittoria ‘parziale’: i giudici del tribunale per i Minorenni sospendono la responsabilità genitoriale alla moglie. «Rilevato il comportamento irresponsabile ed abbandonico della madre – si legge nel decreto del tribunale per i Minorenni – e che il padre sta mostrando una maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità, e anche una maggiore collaborazione con gli operatori, con decreto di questo tribunale è stata disposta la sospensione dalla responsabilità genitoriale della madre». Ma non basta. Antonio deve dimostrare di essere ‘adeguato’ e di aver intrapreso un percorso di rafforzamento delle competenze genitoriali. L’uomo non molla e va avanti per la sua strada: continua a non saltare una sessione, studia, dimostra di voler crescere i suoi bambini e alla fine ha ragione. I giudici hanno messo tutto nero su bianco: «L’uomo ha completato i percorsi prescritti mostrandosi collaborativo e consapevole del proprio ruolo di genitore ed entrambi i minori sono seguiti adeguatamente anche con l’aiuto della nonna materna e risultano rispettati i loro bisogni».
Per Antonio è la fine di un incubo durato due anni. La sua è la storia di un padre umile e coraggioso che ora potrà vedere crescere i suoi figli in un ambiente sano. E poco importa se in questo ambiente per la madre non c’è posto. 

mercoledì, 25 aprile 2018 - 08:00
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