Ercolano e lo scandalo ‘Rory Oliviero’,
il bluff dell’uomo della valigetta: presente alle Commissioni anche se autosospeso

Un frame della diretta streaming del Consiglio comunale: parla Oliviero
di Dario Striano

Tutto un bluff. Sia l’autosospensione dell’uomo della valigetta, sia lo stupore dei consiglieri comunali che, incalzati dalle nostre domande, si sono detti «sorpresi per la presenza in consiglio comunale di Rory Oliviero» lo scorso 18 aprile. In barba al provvedimento di autospensione protocollato a inizi marzo dal capogruppo di Area Popolare nella città degli Scavi. Dopo l’indignazione della cittadinanza scaturita dal video più sconvolgente dell’inchiesta ‘Bloody Money’. Durante il quale «il delfino di De Mita», Rory Oliviero, è stato filmato mentre crede di intascare una tangente di 50mila euro consegnatagli in una ventiquattrore  – in realtà piena zeppa di cartacce e rifiuti – da Nunzio Perrella, ex boss della malavita organizzata campana, fintosi un imprenditore interessato al business dei rifiuti per la testata Fanpage.

Il bluff di Oliviero
E’ stato solo un bluff. Lo dimostra una determina dirigenziale firmata dal dirigente Settore Finanza e Controllo del Comune di Ercolano che ha liquidato al consigliere Mario Rhemy Oliviero la cifra di mille160 euro per le sue 27 presenze tra commissioni e consiglio comunale nel mese di marzo 2018. Poca roba certamente rispetto alle due tranches da 25mila euro richieste dal nipote del generale Gennaro Niglio – esempio di lotta alle mafia e orgoglio ercolanese – alla ‘talpa’ di Fanpage per un appalto utile allo smaltimento di ecoballe in Campania. Non una tangente ma un «gesto di garbo», come ha sottolineato Oliviero nel video realizzato dai cronisti del giornale partenopeo dopo aver mostrato al falso imprenditore i due Rolex al posto, «perché dei 25mila non ce fotte proprio, li tengo sopra al braccio». Praticamente l’atto dirigenziale ha dimostrato che in realtà Rory Oliviero con le sue 27 presenze nel mese di marzo non si è mai difatti sospeso dalla sua attività di consigliere, nonostante la lettera protocollata al presidente del consiglio Luigi Simeone con cui attaccando i media – autori di un «taglia e cuci» che «elimina artatamente e suggestivamente passaggi fondamentali della vicenda» – ha comunicato la sua pausa «per non appesantire i lavori del consiglio comunale» e per «sottrarre l’istituzione locale al continuo stillicidio di notizie, commenti e moti di indignazione suscitati da certa stampa nell’opinione pubblica». Una decisione che già il mese scorso aveva ha suscitato polemiche perché mentre i vertici della Sma e il figlio del presidente della Campania, Roberto De Luca- colpiti dall’inchiesta Bloody Money – avevano presentato le dimissioni, l’uomo della valigetta aveva scelto solo la strada dell’arrivederci.

Il finto stupore delle forze politiche
Ma soprattutto una decisione che ha scatenato un putiferio in città la scorsa settimana. All’indomani del consiglio comunale del 18 aprile quando la ripresa in streaming del consiglio comunale ha prima immortalato il consigliere comunale  seduto regolarmente tra i banchi dell’assemblea, poi lo ha filmato mentre, ergendosi a leader dell’opposizione cittadina, ha motivato il suo voto negativo al rendiconto di bilancio. Circostanza che non è sfuggita ai cittadini che sui social hanno esternato la loro rabbia. E non solo nei confronti di Rory Oliviero ma anche nei riguardi dei colleghi consiglieri comunali, rei di non aver ‘denunciato’ la presenza ‘scomoda’ in consiglio. Nonostante nelle settimane precedenti tutte le forze politiche avessero richiesto pubblicamente le dimissioni del secondo uomo più votato alle ultime amministrative. «Siamo stati sorpresi anche noi dalla presenza. Possiamo fare ben poco. L’autosospensione non è regolamentata dal nostro statuto», così si sono giustificati all’epoca dei fatti il segretario del circolo locale del Pd, Piero Sabbarese, e il portavoce del 5 stelle, Gennaro Cozzolino.  Giustificazioni vere a metà. Perchè se è vero è che la formula dell’autosospensione non è prevista da alcun regolamento, non può essere invece sincera la meraviglia per lo stop alla pausa di riflessione. Uno stop che non è stato improvviso e che non è arrivato quando il clamore mediatico sulla vicenda Oliviero è scemata. L’autosospensione non c’è mai stata. La determina dirigenziale che attesta le 27 presenze dell’uomo della valigetta in comissione consiliare ne è la prova.

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domenica, 29 aprile 2018 - 10:00
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