San Giovanni, il boss D’Amico condannato a 14 anni di reclusione per camorra
ma libero per un cavillo

Tribunale Giustizia

Una condanna a 14 anni di reclusione sulle spalle, ma nessuna misura cautelare. Tutta colpa di una questione di cavilli che agli inizi del 2015 fece scattare la decorrenza termini nell’ambito del maxi-processo ai D’Amico di San Giovanni a Teduccio che vedeva il ras Salvatore ‘o pirata tra gli imputati. Gli avvocati, rivolgendosi al Riesame, fecero presente che, in base ad un orientamento giurisprudenziale, i giorni di astensione dalle udienze scaturiti da scioperi della categoria non potevano rientrare nel calcolo dei termini di fase, i termini cioè che stabiliscono il periodo massimo che deve intercorrere tra i vari step processuali per legittimare un’ordinanza cautelare. I giudici della Libertà diedero ragione ai legali, facendo così scattare la scarcerazione per tutti gli imputati che non erano detenuti per altre ragioni. D’Amico fu uno quelli che tornò in libertà e da libero, nel 2016, si è visto condannare a 14 anni di reclusione per associazione di stampo mafioso all’esito del processo di primo grado.

maga

giovedì, 3 maggio 2018 - 16:47
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