Le basi in Italia dei terroristi siriani, perno dell’inchiesta un finanziere infiltrato: ha agganciato l’ex foreing fighter

Terrorismo
di Danio Gaeta

Cinque anni in Siria a combattere al fianco dei miliziani di Al Nusra. E poi quel lavoro umile da magazziniere di un ditta di smistamento in provincia di Bologna. Senza mai perdere, però, quei contatti costanti, via Facebook e WhatsApp, con «gli ufficiali di alto rango delle milizie jihadiste». Ayoub Chaddad,  siriano residente in provincia di Como, entra nella complessa inchiesta di finanziamento ai terroristi culminata ieri in 14 arresti grazie all’impegno di un finanziere che è riuscito ad infiltrarsi nella rete creata da Ayoub. In particolare il siriano era stato assunto per tre mesi come addetto al magazzino di un “Centro Smistamento” in provincia di Bologna. La medesima assunzione veniva creata ad hoc qualche giorno prima per un finanziere sotto copertura. Il militare nei suoi rapporti quotidiani con Ayoub è riuscito a ricostruire le frequentazioni e le abitudini dell’uomo. Dalle annotazioni di polizia giudiziaria è emerso come Ayoub avesse partecipato direttamente al conflitto civile siriano e di  come lo conoscesse “molto bene”, spiegando che uno dei suoi fratelli era a capo di una falange del “Daesh”, e che lui stesso avrebbe combattuto per ben 4 anni negli schieramenti di Jabhat Al-Nusra. L’uomo ha anche detto di essere stato tratto in arresto da milizie du “Hezbollah”, trascorrendo otto mesi in reclusione in una cella di un solo metro quadro. Per provare quanto dichiarato circa il suo ruolo e quello del fratello, Chaddad ha mostrato all’agente sotto copertura alcuni filmati postati sulla piattaforma YouTube definendo «traditrici» le truppe dell’esercito di Bashar Al-Assad e affermando che «Daesh e Al-Nusra stanno camminando in nome di Dio e stanno facendo le cose giuste». Ma, quel che più conta, nel corso dell’operazione è emerso come Ayoub si dichiarasse espressamente disponibile a garantire e pronto ad effettuare trasferimenti di denaro in Siria a sostegno della causa antigovernativa, anche a favore di gruppi armati di orientamento jihadista e con finalità terroristiche.
L’indagato, parlando con l’agente undercover di cui si fidava ormai ciecamente, ha anche raccontato che durante il 2012, unitamente ad alcuni suoi amici siriani stabilitisi a Roma, aveva provveduto a raccogliere una somma di denaro che successivamente avevano destinato alla “causa siriana” assicurandosi che il denaro fosse arrivato alle persone “giuste” poiché il canale che aveva utilizzato era pienamente affidabile.
Ayoub, nonostante si trovasse in Italia ormai da tempo, non aveva mai interrotto i rapporti con i vecchi ‘amici’ miliziani. Il siriano, a giugno del 2017, ha comunicato all’agente sotto copertura di aver ricevuto sul proprio cellulare dei files audio “WhatsApp” da parte di alcuni suoi ex commilitoni, i quali gli avevano così comunicato del ferimento di un suo cugino nel corso di un combattimento avvenuto in Siria, precisando che il congiunto era un ufficiale di rango dei ribelli antigovernativi.

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venerdì, 11 maggio 2018 - 20:06
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