Napoli, «Testimone pressato da avvocato» Il legale denuncia, toghe in sciopero

Tribunale Giustizia
di Dario Striano

Un verbale di individuazione redatto dai carabinieri di Sant’Antonio Abate ha innescato la rivolta dei penalisti campani. 

La solidarietà
Il prossimo 6 giugno gli avvocati di Napoli, Napoli nord e Torre Annunziata incroceranno le braccia per protestare contro quanto accaduto in udienza alla loro collega, l’avvocato  Immacolata Carratore, che – secondo il documento redatto dai militari – avrebbe esercitato «pressioni» nei confronti di una vittima di rapina affinché non riconoscesse l’autore del furto. «L’avvocatura – scrive il consigliere segretario dell’Ordine degli avvocati di Napoli, Aniello Cirillo, nella delibera del 10 aprile 2018 – non può non far sentire la sua voce forte, denunciando i rischi di una deriva autoritaria che non consente una piena attuazione dei principi costituzionali del giusto processo, mortificando sempre più la funzione del difensore». Già perché secondo l’avvocato Immacolata Carratore quanto redatto dai carabinieri di Sant’Antonio Abate il 26 febbraio scorso «non corrisponde a verità». «Non sono stata mai ammonita, né ho esercitato pressione alcuna nei confronti della persona offesa, ma ho svolto il ruolo per cui ero presente, tutelando il diritto di difesa», spiega l’avvocato in un esposto presentato all’Ordine di Napoli. 

La vicenda
Una vicenda complessa quella che vede protagonista la toga del foro di Napoli. Una vicenda che è nata il 7 ottobre 2017, quando la signora S.F., vittima di un furto ad Ercolano nel settembre 2017, è stata chiamata nel carcere di Poggioreale per «la descrizione del suo rapinatore» e «l’individuazione» del criminale. Ma, una volta entrata nella stanza con lo specchio magico, in cui erano stati fatti «transitare 3 soggetti», la signora non sarebbe stata in grado di «riconoscere il rapinatore che le scippò la borsa a tracolla». Per i carabinieri il mancato riconoscimento sarebbe avvenuto non solo perché «la vittima aveva un vago ricordo dell’evento e pochi elementi certi», ma anche per «la pressione esercitata dall’avvocato Carratore». Il legale di Alfredo Cimminiello – uno dei 3 uomini presenti nella stanza accanto allo ‘specchio magico’ –  invece di mettere a suo agio la signora avrebbe, secondo i militari, «creato agitazione e preoccupazione nella vittima» che quindi, «senza soffermarsi più di tanto», avrebbe «riferito in lacrime di non aver riconosciuto lo scippatore».

La rabbia dell’avvocato e la denuncia
L’avvocato ha scoperto l’insinuazione delle pressioni «solo «quando ha estratto la copia del verbale riportante l’annotazione dei carabinieri». Cioè in udienza. E l’ha immediatamente contestato, bollando il rapporto come «inesatto e sconcertante».  «Non ho “creato agitazione e preoccupazione”, né esercitato (non ben chiare) “pressioni”.  Se ci battiamo tutti i giorni per far valere il valore del contraddittorio come metodo più adatto alla ricostruzione delle verità, non è possibile essere silenti rispetto ad atteggiamenti che gettano discredito sulla mia correttezza e professionalità, minando il diritto di difesa e ostacolando la ricerca della verità».

Lo sciopero del prossimo 6 giugno
Le parole dell’avvocato Carratore hanno così scosso l’intero mondo dell’avvocatura campana e hanno portato dunque alla giornata di astensione prevista per il prossimo 6 giugno, a cui hanno già annunciato di voler aderire le camere penali di Torre Annunziata, Napoli e Napoli Nord, oltre ai rispettivi Ordini forensi. «Tali episodi – scrive l’Ordine degli avvocati di Napoli – rappresentano, oltre che un limite all’esercizio di una difesa efficace, anche un attacco alla libertà ed autonomia dell’Avvocato, con un intollerabile condizionamento a svolgere correttamente la propria funzione, peraltro, in un territorio dove è sempre più difficile operare con serenità».

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sabato, 19 maggio 2018 - 12:17
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