Delitto Materazzo, i legali dell’imputato lasciano. E lui chiede l’Albo degli avvocati per scegliere a caso

Luca Materazzo
L'imputato Luca Materazzo
di Dario Striano

«Sono sorti insanabili contrasti sulla strategia difensiva da adottare» e così Luca Materazzo, alla sbarra per aver assassinato il fratello, l’ingegnere Vittorio, nel 2016, ieri mattina si è ritrovato improvvisamente senza avvocati. Circostanza che ha costretto la prima sezione della Corte d’Assise del tribunale di Napoli a rinviare l’udienza, fissata per l’esame della parte civile, al prossimo 21 giugno. Uno stop di tre settimane al processo deciso dai giudici per consentire a Materazzo, accusato di omicidio aggravato dall’aver compiuto il delitto ai danni di un familiare e dalla premeditazione, «di trovarsi un avvocato, che non sia d’ufficio». Il giovane, quando il suo (ex) legale Gaetano Inserra ha spiegato al presidente Giuseppe Provitera di voler «rinunciare alla difesa per divergenze inconciliabili con il suo assistito sulla linea da adottare durante il dibattimento», ha chiesto alla Corte di «ricevere in carcere a Poggioreale» – dove è adetenuto da circa 6 mesi – «un albo avvocati da poter consultare». Richiesta che è stata accolta e messa agli atti dalla Corte d’Assise di Napoli.
I contrasti sarebbero nati a seguito di un colloquio avuto in carcere con Luca Materazzo, mercoledì 30 maggio. Il giovane vorrebbe infatti insistere con la strategia di chiedere «un colloquio privato con il pubblico ministero» perché sarebbe a conoscenza di importanti particolari» che potrebbero rivelarsi utili ai fini della verità processuale. Cosa che l’imputato aveva già ribadito due volte durante le scorse udienze, in fase di spontanee dichiarazioni, quando alla Corte aveva detto sì di «essere in grado di fornire un enorme contributo alla ricostruzione dei fatti oggetto di questo processo», ma allo stesso tempo aveva anche rivelato di non sentirsi «al sicuro». Di non  volerle svelare perché non si sarebbe sentito «tutelato». Particolare che lo avrebbe fatto «scappare all’estero». Che lo avrebbe «costretto ad un anno e mezzo di latitanza», in Spagna, dove il ragazzo della ‘Napoli bene’ è stato scovato, a seguito di una complessa attività di indagine, ricostruita nelle scorse udienze dal commissario della squadra mobile di Napoli. «L’unica sede opportuna dove rivelare quei particolari è il tribunale», questa la risposta del pubblico ministero lo scorso 9 maggio.
In ogni caso, nessuna reazione scomposta, Luca Materazzo è rimasto in piedi, impassibile all’interno della piccola cella sita nell’aula penale, anche quando – sempre con voce ferma – ha chiesto al giudice un rinvio più lungo «per trovarsi un nuovo difensore». Più scossa è sembrata invece la sorella, M.V. – costituitasi parte civile, assieme alla moglie e ai figli della vittima, rappresentati dagli avvocati Errico ed Arturo Frojo – che ieri avrebbe dovuto testimoniare. Quando il suo avvocato, Simona Lai – poco prima che cominciasse l’udienza -, la ha invitata ad accomodarsi nella saletta dei testimoni annunciandole che si trattava solo di «un atto formale», perché in realtà non ci sarebbe stato alcun dibattimento, la donna ha cambiato espressione in viso. E’ apparsa preoccupata. Come se avesse voluto liberarsi di quel peso di affrontare l’aula di tribunale, di dover ripercorrere tutte le tappe dell’omicidio del fratello più grande Vittorio, assassinato il 28 novembre 2016 con 40 coltellate al petto e una alla gola, sotto casa, a via Margherita di Savoia. Un violento omicidio per cui è accusato l’altro fratello, Luca, che secondo l’accusa avrebbe ucciso il parente per questioni legate all’eredità del padre.

—>>> Leggi anche: 

Acque reflue, maxi-multa all’Italia Sicilia, Calabria e Puglia: il triste elenco delle località balneari non a norma

venerdì, 1 Giugno 2018 - 14:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA