Appalti a San Giorgio a Cremano, inchiesta della procura: ascoltati politici e dirigenti del Comune

Procura Napoli
di Dario Striano

La procura della Repubblica di Napoli ha aperto un’inchiesta per verificare la regolarità di alcune procedure di gara nel Comune di San Giorgio a Cremano in tema di Politiche sociali. Un atto dovuto, alla luce della presenza di un esposto (firmato) depositato ai magistrati a chiusura di una storia intricata scandita anche, durante una riunione di giunta di aprile 2016, da un forte battibecco tra l’allora vicesindaco – con delega alle Politiche sociali -, Giovanni Marino, e il dirigente dell’avvocatura, Lucia Ciccatiello.

La lite, la denuncia e le indagini
Oggetto della lite, un parere negativo che il tecnico comunale avrebbe espresso sull’assegnazione di una gara d’appalto fortemente contestata da associazioni e forze politiche locali; quella relativa all’apertura di un centro antiviolenza sul territorio: un rifugio per le donne vittime di stalking. A Marino quel parere «sgradito», secondo una querela presentata dalla dirigente al tribunale di Napoli, non sarebbe proprio andato giù. Da qui la ‘strigliata’ dell’ex vicesindaco al tecnico Ciccatiello che, dopo aver chiesto in una lettera «un intervento al sindaco Giorgio Zinno» per stemperare il clima di tensione, ha presentato anche una querela al tribunale di Napoli, denunciando «le pressioni» dell’allora numero due sangiorgese – defenestrato improvvisamente dall’esecutivo cittadino nel giugno 2017. In «presenza di testimoni», l’attuale leader di “Liberi e uguali” avrebbe intimato al responsabile dell’avvocatura «di non intromettersi più nelle gare del settore sociale». Circostanza che ha portato all’apertura di un fascicolo da parte della procura partenopea che ha poi delegato le indagini alla guardia di finanza e ai carabinieri di San Giorgio a Cremano.

Otto tra dipendenti e politici sentiti in procura
Per il momento non risultano esserci indagati; negli scorsi giorni però otto tra dipendenti comunali e politici sono stati ascolati sulla vicenda per capire se vi siano state irregolarità nella gestione della procedura di gara. Già, perché quella relativa all’affidamento «di un rifugio per donne vittime di abusi, minacce e violenze nell’ambito territoriale numero 28» è una questione particolarmente spinosa che ha causato negli scorsi anni diversi scontri, anche politici, in città.

Il bando della discordia e l’inizio delle tensioni
Tutto è partito da un atto dirigenziale del 21 luglio 2015 con cui il Comune ha determinato «di predisporre una manifestazione di interesse per l’individuazione di associazioni e organizzazioni con esperienza certificata nella gestione del servizio di centro antiviolenza»; seguito poi, nel novembre dello stesso anno, dall’approvazione dell’avviso pubblico e del modulo di adesione alla manifestazione di interesse, con cui l’ex Coordinatore dell’Ufficio di piano ambito sociale, Vincenzo Falasconi, indiceva «la procedura negoziata per l’affidamento del servizio per un importo a base di gara pari a circa 37mila euro». Tradotto dal burocatrese, fu indetto un bando a cui presero parte 6 tra associazioni e cooperative locali. Tra queste la “Coop. Eva Onlus”, risultata poi aggiudicataria dell’appalto, nonostante l’offerta presentata di 35mila euro prevedesse «un ribasso tra i più esigui proposti da tutti soggetti partecipanti alla gara», come hanno denunciato più volte in questi anni gli attivisti del Movimento 5 stelle locale.

La querelle politica e il rimpasto in giunta
I primi dubbi sulla correttezza della procedura, insomma, furono sollevati dalle forze politiche d’opposizione. Soltanto dopo sarebbe accaduto l’episodio denunciato dalla dirigente all’avvocatura che, a seguito dell’affidamento del servizio, sottolineò in una nota  – su segnalazione dell’ associazione “Sott’ n’ goppa”, partecipante alla gara – «la mancata indicazione degli oneri di sicurezza aziendali nell’offerta economica presentata dalla cooperativa aggiudicataria del servizio» – i costi necessariamenti previsti dal Codice degli Appalti pubblici. Quindi, l’esposto presentato ai magistrati napoletani da Lucia Ciccatiello al tribunale di Napoli, e l’apertura – atto dovuto – di un’inchiesta, poi allargata ad altri bandi pubblici in tema di politiche sociali, assegnati dal 2015 al 2017. Anni in cui Giovanni Marino ha svolto il ruolo di vicesindaco in città, prima di essere improvvisamente sostituito dal sindaco Giorgio Zinno, senza neppure troppe spiegazioni.

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mercoledì, 6 giugno 2018 - 12:53
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