Amianto, i dati choc di una strage: 6mila morti in più di tumore nel 2017 Scuole e biblioteche contaminate


Nel 2018 di amianto si muore ancora. Colpa soprattutto di bonifiche mai avvenute. Colpa dell’esistenza di siti in cui il killer silenzioso continua a mietere vittime. Il rapporto presentato ieri mattina a Roma dall’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) descrive uno scenario allarmante troppo spesso ignorato dalle forze politiche. Nel 2017 – è annotato nel ‘Libro bianco’ – i morti per amianto sono aumentati: 6000 in più dell’anno precedente. In particolare 3.600 persone sono state uccise da un tumore polmonare, 1.800 sono morte per mesotelioma e 600 per asbestosi. Ma a preoccupare sono dati relativi al recupero dei siti avvelenati: l’Osservatorio evidenzia che ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di amianto da bonificare e circa un milione di siti contaminati (la maggior parte insistono in zone industriali), sia edifici privati che pubblici. Fatto gravissimo, per edifici pubblici si intendono scuole (2400), ospedali (250 ospedali) e biblioteche ed edifici culturali (1000). In riferimento alle scuole, l’Ona ha stimato, per difetto, che sono esposti all’amianto e dunque al rischio tumore più di 352.000 alunni e 50.000 persone tra personale docente e non docente. «Il trend è in aumento dalla fine degli Anni ’80 e continuerà nei prossimi anni, con un picco previsto nel 2025-2030». Nel 2000, ad esempio, i decessi per mesotelioma erano 1.124, e quelli per tumore polmonare 2.200. «Si tratta di una strage silenziosa, che nei prossimi 10 anni potrebbe portare a più di 60.000 morti. Se non si faranno le bonifiche il rischio è avere a che fare con l’Amianto ancora per 130 anni, mentre bonificando si può sperare di uscirne nel giro di 40 anni», ha spiegato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona e autore del rapporto. «La causa del trend in crescita – ha aggiunto – è la maggiore esposizione e i lunghi tempi di latenza, che variano dai 33 ai 38 anni».
Per l’Osservatorio nazionale Amianto una delle strade da percorrere per dare un’accelerata alle bonifiche potrebbe essere quella di «togliere l’Iva sugli smaltimenti e introdurre un credito d’imposta per le bonifiche, sia per le imprese che per i privati». Per Bonanni, «costerebbe meno bonificare il territorio che curare i malati».

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martedì, 19 giugno 2018 - 15:47
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