Droga dall’Olanda per il Vesuviano: stangato il ras Casillo di Boscoreale

Tribunale Giustizia
di Dario Striano

C’era ancora la lira quando i due narcos, condannati ieri a 31 anni di reclusione, importavano la droga dai Paesi Bassi e dalla Spagna. Grosse partite di cocaina, hashish e marjuana, che servivano a rifornire le piazze di spaccio della provincia a sud di Napoli. E il ras Umberto Casillo – secondo quanto emerso nel corso del dibattimento – per acquistare quei grossi carichi di sostanza stupefacente «doveva cambiare le lire in fiorini olandesi e pesos spagnoli, su ordine dei referenti all’estero dell’organizzazione». Ieri mattina nell’aula Giancarlo Siani del tribunale di Torre Annunziata si è concluso il primo grado di quello che il collegio giudicante (presidente Fernanda Iannone) ha definito «un processo lungo e complesso». E si è concluso con una stangata per due membri del sodalizio criminale che inondava di droga i paesi del Vesuviano, il ras Umberto Casillo e il pusher Vincenzo Mascolo. Ma al termine del procedimento penale sono state disposte anche 4 assoluzioni, per Giovanni Catapane, Raffaele Mangone, Giovanni Puzone e Gennaro Vincenzo Di Prisco.
Accogliendo alle richieste del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ieri pomeriggio i giudici del palazzo di giustizia oplontino hanno condannato a 22 anni di reclusione Umberto Casillo (difeso dall’avvocato Viserta), considerato dalla Dda partenopea «al vertice dell’organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti internazionale». Ad inchiodare il ras non solo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Roberto Laino ma anche le intercettazioni ambientali e telefoniche eseguite dai carabinieri. Le stesse che hanno permesso di accertare il ruolo nel traffico di droga di Vincenzo Mascolo (difeso dall’avvocato Antonio Di Martino), condannato ieri a 9 anni di reclusione, a fronte di una richiesta di 15 anni di carcere avanzata dal pubblico ministero. «Ogni qualvolta arrivava la droga dall’Olanda in Italia – ha detto il pm durante la requisitoria – qualcuno provvedeva a chiamare Mascolo, conosciuto come “Vecienz ‘e Scafati”. Lo chiamavano ovviamente per informarlo dell’arrivo del carico».
Assolti invece, Giovanni Catapane, Raffaele Mangone, Gennaro Vincenzo Di Prisco e Giovanni Puzone – difesi dagli avvocati Domenico De Rosa e Domenico Buonincontro. Se per i primi 3 il pm aveva chiesto l’assoluzione per «il venire meno dell’ipotesi associativa» e «l’estinzione dei reati per droga per intervenuta prescrizione», per Giovanni Puzone la Dda aveva invece invocato un duro verdetto: una pena di 12 anni. Tra 90 giorni è attesa la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. Sentenza di primo grado che, nel 2004, era già stata emessa dal tribunale di Torre Annunziata, per poi essere annullata dalla Corte di Appello di Napoli per un vizio formale. Gli atti furono così rispediti in procura. Il processo era da rifare.

sabato, 30 Giugno 2018 - 11:39
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