Riciclaggio, Fini rinviato a giudizio con altre 9 persone. A processo anche l’ex parlamentare napoletano Laboccetta

Gianfranco Fini

Quella compravendita di un appartamento a Montecarlo segnò l’inizio delle sue disgrazie politiche. E fu anche l’origine dei suoi guai con la giustizia. Gianfranco Fini, l’ex presidente della Camera, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di riciclaggio. Il giudice dell’udienza preliminare Elvira Tamburelli del Tribunale di Roma ha accolto la richiesta della procura ed ha disposto che la tesi accusatoria divenga oggetto di un processo. Il dibattimento si aprirà il 30 novembre dinanzi ai giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Roma.
Il rinvio a giudizio è stato disposto anche per altre nove persone, tra le quali figurano Elisabetta Tulliani (moglie di Fini), Gianluca Tulliani (cognato di Fini) e Sergio Tulliani (suocero di Fini), nonché il ‘re delle slot’ Francesco Corallo e all’ex parlamentare napoletano di Forza Italia Amedeo Laboccetta. I fatti risalgono al 2008 e nel fascicolo del pm Barbara Sargenti si parla di un giro di riciclaggio di oltre 7 milioni di euro. A tanto ammontano, sempre secondo gli inquirenti, i profitti illeciti accumulati da Sergio e Giancarlo Tulliani, insieme alla moglie dell’ex presidente della Camera. I Tulliani – secondo l’accusa – dopo aver ricevuto, attraverso società offshore, enormi trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, avrebbero trasferito e occultato, con frazionamenti e movimentazioni ad hoc, il profitto illecito dell’associazione utilizzando conti accesi in Italia e all’estero. Il procedimento nasce nell’ambito dell’inchiesta della Dda capitolina proprio sugli affari di Corallo che il 13 dicembre del 2016 aveva portato all’arresto dell’imprenditore e di Giancarlo Tulliani, il cognato di Fini (poi rimesso in libertà su cauzione a Dubai).  Secondo la Procura di Roma l’organizzazione di Corallo&co riciclava in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video-lottery. I soldi, oggetto di riciclaggio, una volta depurati, secondo chi indaga sarebbero stati impiegati da Francesco Corallo in attività economiche e finanziarie, in acquisizioni immobiliari, e destinati anche ai membri della famiglia Tulliani. Negli atti dell’inchiesta anche la storia della casa di Montecarlo, che nel 2010 creò non pochi imbarazzi a Fini che interpellato all’epoca dal Fatto Quotidiano aveva detto di essere «un coglione, ma non un corrotto». Questa vicenda – si ricorda – iniziò nel 2008 quando l’immobile al 14 di boulevard Princesse Charlotte, di proprietà di Alleanza Nazionale (lo aveva ricevuto come donazione dalla contessa Annamaria Colleoni) venne venduto alla offshore Printemps, società che – si leggeva nell’ordinanza – è “riconducibile a Giancarlo Tulliani”, che ha abitato nell’appartamento in questione e ha lì trasferito la sua residenza il primo gennaio 2009. Pochi mesi dopo la casa viene nuovamente venduta dalla Printemps alla società caraibica Timara: «Il prezzo di quest’ultima compravendita veniva fissato in 330mila euro (330mila euro e costi di 30.100), vale a dire proprio la cifra bonificata dal conto caraibico di Corallo». Già anni fa la procura di Roma aveva indagato sul prezzo della vendita tra An e e Printemps, archiviando il fascicolo.

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lunedì, 16 luglio 2018 - 18:19
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