Il Tribunale di Sorveglianza di Napoli funziona male, penalisti campani in sciopero: «Diritti lesi, lavoro mortificato»

Attilio Belloni
L'avvocato Attilio Belloni, presidente della Camera penale di Napoli
di Dario Striano

Troppi disagi, troppi rinvii, troppe criticità. Penalisti in sciopero in Campania per denunciare, ancora una volta, le numerose disfunzioni del tribunale di Sorveglianza di Napoli che, da un lato, «mortificano il mestiere di avvocato», dall’altro, invece, pregiudicano un diritto sacrosanto nell’ordinamento italiano, «il diritto di difesa dei detenuti».

L’astensione
Ieri mattina – lunedì 16 luglio – ha avuto inizio la tre giorni di astensione indetta dalle camere penali di Napoli, Benevento, Avellino, Napoli Nord, Nola, Santa Maria Capua Vetere e Torre Annunziata. Le toghe hanno deciso di sollevare nuovamente la problematica del Tribunale di Sorveglianza di Napoli dopo che «le istanze avanzate dall’avvocatura, e ribadite nel corso della riunione del 20 aprile 2018, sono state del tutto inevase». «Permangono – si legge nella delibera – le gravissime e croniche disfunzioni che si traducono in una sistematica violazione del diritto di difesa, in particolare dei detenuti e in una quotidiana mortificazione della dignità e del decoro del ruolo dell’avvocato». Il documento reca in calce le firme del presidente Attilio Belloni (in foto) per la Camera penale di Napoli e dei presidenti Nicolas Balzano (Torre Annunziata), Paolo Trofino (Napoli nord), Romolo Vignola (Santa Maria Capua Vetere), Vittorio Corcione (Nola), Monica Del Grosso (Benevento), e Giuseppe Saccone (Avellino).

Le criticità strutturali e organizzative
Da una parte, dunque, le toghe campane denunciano le criticità strutturali del tribunale partenopeo, a cui si aggiungono «i problemi relativi alla carenza del personale e agli enormi carichi pendenti». A partire dai fascicoli che si fatica a completare e ai ritardi con cui le informazioni arrivano alle cancellerie.  «Per assumere una semplice informazione sullo stato del procedimento – si legge sulla delibera -, ovvero per il deposito di una qualsiasi istanza, gli avvocati sono costretti ad estenuanti attese in un corridoio non climatizzato e privo di finestre, che si possono protrarre per oltre due ore».

Violati i diritti dei detenuti
Dall’altra, poi, ci sono «i diritti violati dei detenuti». I penalisti continuano a segnalare, infatti, i gravi ritardi «nella definizione di procedimenti per liberazione anticipata, spesso riconosciuta al recluso solo dopo l’espiazione della condanna». «Le istanze di misure alternative – chiariscono – vengono decise con ritardi inaccettabili a causa dei rinvii per incompletezza del fascicolo e le istanze di liberazione anticipata vengono disposte dopo il fine pena già maturato».

E’ ancora sciopero
Non c’è pace, dunque, per il tribunale di Sorveglianza di Napoli che, nella classifica di criticità che motivano l’astensione dalle udienze iniziata lunedì dai penalisti, risulta essere al primo posto in Campania. Le toghe campane hanno più volte, infatti, incrociato le braccia negli ultimi anni per sottolineare le disfunzioni dell’organo chiamato a decidere sulle richieste di pene alternative alla detenzione in cella, presentate da condannati a pene brevi, o da detenuti in carcere. (L’articolo continua sul numero di oggi martedì 17 luglio del quotidiano digitale, accessibile su abbonamento. Abbonati subito per non perdere gli approfondimenti che ogni giorno Giustizia News24 realizza sulle disfunzioni del mondo della Giustizia. Basta accedere alla sezione ‘Sfoglia il Quotidiano’)

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martedì, 17 Luglio 2018 - 13:08
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