Napoli, finanziere al soldo della camorra: il pm affonda il colpo, chiesti 20 anni di cella Proposti 15 anni per il ras Mennetta

Tribunale Giustizia
di Manuela Galletta

Le parole più dure, il pubblico ministero antimafia Maurizio De Marco le ha usate per Claudio Arucchio. E non a caso. Prima di finire in carcere, prima di ritrovarsi accusato di essere al soldo del clan della Vanella Grassi e di essersi prestato a dare un contributo per la realizzazione di un agguato ad un boss rivale, Claudio Auricchio era un finanziere. Era uno di quelli che aveva giurato di servire lo Stato. Invece ha scelto di aiutare l’anti-Stato. Lo dicono i pentiti, ma lo prova soprattutto quella brutta storia di trasporto di un consistente carico di droga (20 chili di hashish) avvenuta nel 2015 che gli ha fatto perdere la divisa e gli è già valsa una condanna.
Ecco perché, venerdì mattina, il pubblico ministero ha deciso di concentrarsi sulla sua figura. Ecco perché, a conclusione della requisitoria al processo con rito abbreviato che vede imputate 17 persone, per Claudio Auricchio è arrivata la richiesta di condanna più alta: 20 anni di reclusione. L’allora finanziere – era in forza al Gruppo Pronto Impiego di Napoli – è accusato di traffico di sostanze stupefacenti ma anche nel concorso nel tentato omicidio di Giovanni Esposito ‘o muort, al secolo esponente di spicco del clan Abete-Abbinante-Notturno contro i quali la Vanella Grassi avevano ingaggiato lo scontro per la gestione delle piazze di spaccio di Scampia. Auricchio, raccontano numerosi collaboratori di giustizia, fece parte del commando che provò ad attentare alla vita ad Esposito: insieme ad altri esponenti del clan finse un falso controllo di polizia giudiziaria. Il piano era impeccabile: Antonio Mennetta fece allestire una Fiat Bravo di colore grigio con la scritta Guardia di Finanza; poi assegnò ad Auricchio alcuni uomini che si sarebbero dovuti presentare come suoi colleghi. Lo scopo era attirare in trappola Esposito, indurlo a salire sulla macchina e dunque ucciderlo. Andò tutto liscio sino al momento in cui Auricchio e compagni entrarono in casa di Esposito. A quel punto per una delle donne di casa si mise ad urlare temendo una trappola; Esposito prese il telefono per chiamare polizia o carabinieri. E il piano saltò. Esposito nel luglio del 2012 era già riuscito a scampare ad un agguato: all’epoca i killer aprirono anche il fuoco ma lui schivò le pallottole e si diede alla fuga. Ma non è tutto: ad Auricchio viene contestata anche la particolare vicinanza al boss Mennetta, tanto che il finanziere si sarebbe occupato di scortare il malvivente anche ad un summit che si tenne tra Pompei e Scafati. Proprio a Scafati Mennetta venne arrestato: era il 2013. Gli inquirenti hanno accertato che la villa diventata rifugio del raid era stata messa a disposizione da persone che il finanziere conoscenza. Non solo: una serie di foto scattate dagli investigatori hanno immortalato Auricchio e il cognato Luigi Noceroni mentre entravano nella villa col latitante.
Archiviata la posizione del finanziere, il pubblico ministero ha poi ripercorso il contesto criminale disegnato dalle indagini, che portarono ad un primo maxi-blitz nel giugno del 2017. Gli arresti eseguiti all’epoca vennero però annullati un paio di settimane più tardi perché il Riesame rilevò un ‘copia e incolla’ da parte del gip nella stesura dell’ordinanza di custodia cautelare. I nuovi arresti sono stati eseguiti poi nel febbraio scorso. Sul tavolo restano gli affari illeciti gestiti dai Mennetta, gli accordi sulla droga intrecciati con Pesce-Marfella di Pianura, e il rapporto di vicinanza coi Di Lauro. Storia criminale pura, che rischia di costare una condanna a 18 anni di carcere ad Aniello Apredda, il solo tra gli imputati che risponde sia di associazione di stampo mafioso che di stupefacenti. Quindici anni, solo per stupefacenti, sono stati proposti per Mennetta, già condannato in altro procedimento per associazione mafiosa e già condannato anche per omicidio. Sul fronte dei Pesce-Marfella si registrano le richieste di condanna avanzate per Pasquale Pesce (4 anni e 10 mesi), Salvatore Marfella (10 anni) e Salvatore Luongo (10 anni). Pene che oscillano tra i 12 mesi e i 10 anni sono stati proposti per gli altri imputati; complessivamente sono stati invocati 137 anni di reclusione. La prossima udienza è fissata per il 2 ottobre.

lunedì, 23 luglio 2018 - 10:53
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