Napoli, parte del Pd terrorizzato dalla ‘destra’ vuole calpestare il patto coi suoi elettori. La coerenza, questa sconosciuta

Il fuoriprogramma di Maurizio Martina a Scampia (foto Kontrolab)
di Manuela Galletta

Ripartire dai territori, dicono. E ci stanno anche provando. Vuoi perché veramente ci credono, vuoi perché si tratta di una manovra tattica per risalire la china dei consensi precipitati rovinosamente in occasione del voto del 4 marzo. Le visite a Fuorigrotta prima, a Secondigliano e a Scampia poi, indicano – almeno sul fronte partenopeo – la strada di una ricucitura dei rapporti dei ‘dem’ con quella fetta di elettori che nel capoluogo napoletano la politica ha dimenticato: le periferie.
Eppure al Partito democratico continua a fare difetto un principio, che in politica dovrebbe essere fondamentale: la coerenza. Che nel rapporto con l’elettore si traduce nel rispetto del ‘mandato’ a rappresentare a chi infilato la propria preferenza nell’urna. E, in quanto a coerenza, il Pd – complice la sempiterna faida intestina tra maggioranza e minoranza – ne esprime davvero poca. Prima Andrea Orlando e poi Gianni Cuperlo – anime di quelle ‘minoranza’ che scalcia nervosamente per fare fuori i ‘renziani’ – hanno aperto a possibili intese con Luigi de Magistris, il sindaco arancione che prometteva di scassare il ‘sistema’ e ha finito con lo ‘scassare’ la città. Non sarebbe strano se non fosse che per un dettaglio, tutt’altro che secondario: a Napoli il Pd si è sempre posto in contrapposizione a de Magistris. E non da ieri. Ci ha fatto una campagna elettorale contro (perdendola miseramente ad onor di cronaca), se qualcuno l’avesse dimenticato. Ed è ponendosi come voce alternativa a DeMa che ha incamerato voti. Aprire al sindaco significa, dunque, rinnegare la battaglia fatta. Significa cestinare le accuse e le critiche di cui si sono fatti portavoce in questi lunghi sette anni alcuni consiglieri comunali, Valeria Valente in testa. Significa cancellare le ragioni dell’ultimissima ‘guerra’ sulla rappresentazione del ‘debito’ che grava come un macigno sul Comune di Napoli, e dunque sulla città, che solo pochi mesi fa ha visto il Pd ‘locale’  scendere in piazza al fianco di una rete di associazioni civiche e finanche della Lega (il che è stato anche oggetto di polemiche interne al partito). Significa, soprattutto, isolare quegli esponenti del partito partenopeo che contestano al sindaco l’aver dimenticato le periferie a vantaggio del ‘salotto buono’, quelle stesse periferie dove il segretario Maurizio Martina sta provando a mettere i picchetti per un rinnovato consenso. In buona sostanza è come dire: abbiamo scherzato, abbiamo perso tempo. Allora la domanda è: come si fa a spiegare l’apertura al sindaco a quelle periferie che lamentano di essere state ‘sacrificate’ dall’attuale amministrazione e che, invece, il Pd con Martina in testa manifesta di voler ascoltare? Soprattutto come si fa a spiegare ad un elettore che ha affidato al Pd il suo voto di protesta contro de Magistris che domattina il Pd potrebbe sedersi allo stesso tavolo del sindaco arancione? Non sarà certamente una partitella a pallone con i ragazzi dei quartieri disgraziati a rendere il partito più ‘umano’ e più vicino  ai cittadini. La sicurezza, la certezza di essere rappresentati nelle proprie istanze la dà soltanto la coerenza. Che a una parte del Pd non sembra però interessare. L’unica preoccupazione del Partito Democratico sembra essere quella di recuperare sulla ‘destra’, sulla Lega prima ancora che sul Movimento Cinque Stelle. E in nome di questa frenetica caccia al voto, i dem sembrano essere pronti a tutto. Anche a scendere a patti col ‘nemico’. «Cuperlo a Napoli ha fatto una analisi semplice e chiara: il PD non basta a se stesso, in Campania e a Napoli più che altrove», ha rimarcato il napoletano Marco Sarracino membro della direzione nazionale del Pd e ‘voce’ dell’area Orlando. E ancora: «Occorre uscire dell’isolamento politico e ricostruire un campo largo del centrosinistra, capace di affrontare la peggiore destra mai vista dal dopoguerra ad oggi», aggiunge Sarracino. Messa così è evidente che una parte del Pd sia pronto a imbarcare alleati di ogni sorta pur di fare numero. Non dimentichiamo che la stessa parte del Pd che oggi strizza l’occhio a de Magistris era pronta a sotterrare l’ascia di guerra coi grillini per formarci insieme a un Governo, se non fosse stato per l’intervista, in diretta nazionale di Matteo Renzi a ‘Che tempo che fa’ su Rai1, che ha bruciato ogni accordo. Poco importa, dunque, chi sale a bordo. Poco importa se fino al giorno prima si è fatta la guerra a chi oggi viene tesa una mano. Ma chissà cosa ne pensano gli elettori. Soprattutto quelli di Napoli. Soprattutto quelli che al Pd partenopeo avevano dato fiducia perché il Pd, alle elezioni, aveva suonato una musica che oggi alcuni big del partito nazionale non vogliono più intonare. Non a Napoli.

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mercoledì, 1 Agosto 2018 - 13:53
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