Genova, i vigili del fuoco scavano ancora: «Finiremo quando sposteremo l’ultima pietra». Stremati da stanchezza e dolore

I vigili del fuoco al lavoro da oltre 72 a Genova, stremati dalla stanchezza e dal dolore
di Manuela Galletta

«Quando finiremo? Non lo sappiamo, di certo sarà solo quando riusciremo a spostare l’ultimo sasso, l’ultimo elemento». Stefano Zanut, architetto in forza al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, è al lavoro tra le macerie del Ponte Morandi dalla mattina del crollo. Dal martedì 14 agosto. E’ stremato. Come tutti i pompieri che da quel maledetto giorno ‘trivellano’ e scavano, scavano e ‘trivellano’ per farsi largo tra i resti del Morandi alla ricerca dei dispersi. Un piatto di pasta, una doccia e un’ora di riposo a testa. Quando basta per far rilassare i muscoli, ché per lavorare in quello scenario apocalittico ci vuole mente lucida. Sbagliare a scavare (con ruspe e martelli pneumatici), commettere un errore nello spostare un masso piuttosto che un altro può influire sulla tenuta dei grossi pezzi di cemento e lamiere che sono accatastati gli uni sugli altri. E serve freddezza anche quando si tratta di infilarsi nei varchi che si riesce ad aprire nella speranza di trovare ancora qualche sopravvissuto. Ma la fatica è tanta. «La situazione non è semplice, le masse in gioco sono grandissime, volumi incredibili di cemento da spostare. Impressionante la quantità di calcestruzzo e ferro. Sono giorni che stiamo spaccando e sembra invece che sia ancora tutto lì», dice Zanut. Le 72 ore di lavoro cominciano a fari sentire. E poi c’è il peso del dolore e dello strazio di tutte quelle vite spezzate tirare fuori dalle auto. Le urla, la disperazione dei parenti di chi ancora non si trova e che sono lì, non lontano dal cimitero del Morandi, in attesa di sapere se i loro cari sono stati sepolti dalle macerie. Si scava ancora a Genova. E si scaverà sino a quando l’ultima pietra non sarà spostata.

venerdì, 17 Agosto 2018 - 16:11
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