Napoli, il ponte che sfida la fisica: 200 metri di asfalto senza rampe di accesso Cavalcavia da 800 milioni mai finito

Il ponte che sfida la fisica | Napoli
di Giancarlo Maria Palombi

«Un tutto è ciò che ha avuto un inizio, una metà e una fine». Sulle massime di Aristotele c’è poco da discutere. Se non fosse che l’ingegneria italiana applicata a quel senso di incompiutezza tutto meridionale dimostra, in alcuni casi, il contrario. Già, perché a Napoli – nel cuore del quartiere Arenella – c’è chi può raccontare una storia senza inizio e senza fine. Una storia di mezzo. È quella del “ponte” di San Giacomo dei Capri. Prima di analizzare il caso dell’opera partenopea, occorre collocare la storia in un contesto più ampio. Il capoluogo campano è attraversato da «un’arteria urbana a scorrimento veloce» (così viene classificata dai tecnici) la cui costruzione risale ai primi anni Sessanta: la Tangenziale di Napoli. «La storia di realizzare un collegamento viario, veloce, tra la zona orientale ed occidentale della città parte da oltre 150 anni: con un rescritto del 31 maggio 1853 Ferdinando II di Borbone, così come riportano le fonti storiografiche sull’argomento, stabilisce alcune indicazioni in materia di tutela paesistica per la costruzione di una nuova strada, il cui tracciato a mezza costa, seguendo l’orografia del terreno e cingendo la collina di San Martino, doveva collegare la zona occidentale con quella orientale della città. Il progetto e la sua realizzazione oggi ci hanno lasciato il Corso Vittorio Emanuale che a pieno titolo è la “Tangenziale” ottocentesca. Oltre un secolo dopo nasce la Tangenziale – la prima, reale autostrada urbana in Italia – la cui costruzione fu affidata all’Infrasud dall’Anas, con una convenzione firmata il 31 gennaio del 1968», così sul sito ufficiale della società di gestione si ripercorre la storia della Tangenziale. Nel corso negli anni – l’inaugurazione del primo tratto risale al 1972 – la Tangenziale ha subito opere di ampliamento. Il 24 gennaio 1973 avviene l’apertura del secondo tratto fino al Vomero. Il primo febbraio 1975 l’apertura dello svincolo Arenella. Ed ecco che la storia entra nel vivo. Nei primi anni Ottanta tra via San Giacomo dei Capri e via Jannelli iniziano i lavori di realizzazione di una “bretella” il cui scopo consiste nell’alleggerimento del traffico diretto nel quartiere collinare. Del progetto, interrotto a metà anni Ottanta, resta oggi visibile solo un “ponte”. Duecentotrenta metri di asfalto poggiati su due file di piloni in cemento armato. Un’opera costata 800 milioni di lire. Un ponte “sospeso”, che non congiunge alcunché. Sì, perché non ha inizio né fine. Solo una lingua d’asfalto orizzontale, senza rampe di accesso o di uscita. Oggi, quel pezzo di storia ingegneristica italiana, è fagocitato dal verde selvaggio. In passato qualche intellettuale, come Jacopo Fo, aveva addiritttura ipotizzato la realizzazione di un giardino sospeso. Ad oggi il “ponte” di via San Giacomo dei Capri è lì. Abbandonato. Inutile. Cartolina di un’Italia che faceva prima di pensare.

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lunedì, 20 Agosto 2018 - 14:38
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